È ora di “uscire dal nascondiglio”

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È un dato di fatto: Il nostro calendario è pieno zeppo di festività basate sul mero consumismo, come San Valentino, la giornata dell’amicizia o il giorno del “parlare come pirati” (casca il 19 settembre). In tempi più o meno recenti si sono aggiunte anche una moltitudine di giornate dedicate a scopi più nobili: la giornata internazionale delle genti indigene, quella dei diritti umani o delle persone afflitte da disabilità.

Oggi casca una di queste giornate, che per via dell’affollamento del calendario rischia sempre di finire un po’ lontana dai reflettori. È il coming out day.

La giornata, lanciata l’11 ottobre del 1988, coincide con il primo anniversario dell’importante marcia per i diritti LGBT tenutasi nel 1987 a Washington, prima manifestazione su larga scala dedicata al tema. Artefici del progetto furono Robert Eichberg, psicologo del New Mexico, e Jean O’Leary, politica ed attivista di Los Angeles. 

L’idea di fare “coming out” (letteralmente “uscire fuori”, il termine proviene dall’espressione “coming out of the closet”, ovvero “uscire dal nascondiglio” e sta ad indicare l’atto di rendere pubblica la propria identità sessuale.) è più recente di quanto si pensi. La primissima teorizzazione di un processo simile la troviamo nella Germania del 1869, quando il pioniere dei diritti degli omosessuali Karl Heinrich Ulrichs affermò che “l’uscire allo scoperto” fosse un potente mezzo per raggiungere la tanto agognata emancipazione. 

Dobbiamo però aspettare fino al 1944 il poeta americano Robert Duncan per vedere una figura pubblica fare un vero e proprio coming out. Egli dichiarò usando il suo vero nome sulla rivista anarchica “Politics” che gli omosessuali, e quindi lui stesso, appartenevano a una minoranza pesantemente oppressa.

In Italia, solo nel 1959 Maria Gioacchina Starace (nata Gioacchino) nipote nientemento che del gerarca fascista Achille Starace pubblica il testo autobiografico “Roma capovolta”, in cui narra delle sue vicissitudini a sfondo omosessuale nell’alta società italiana. Giò (come è conosciuta per evitare confusioni) allude all’omosessualità di molti importanti personaggi politici del Bel Paese, tra i quali anche l’ex Re d’Italia Umberto II, da lei chiamato “Umbertina”. Vide i suoi libri ritirati dalle librerie, e passerà alla storia la sua citazione “Ero l’unico frocio d’Italia!”.

Oggi, nonostante molte nazioni occidentali si spaccino per aperte e tolleranti, è ancora viva la paura di esporre una sessualità considerata “non convenzionale” dai canoni di matrice religiosa adottati dalle nostre società. Una prova di questo l’ho avuta facendo una ricerca per l’articolo che state leggendo: cercando “coming out” su Google e scorrendo in fondo alla pagina, si vedranno una miriade di domande evidentemente poste da un numero altissimo di utenti.  “Come fare coming out con la propria famiglia”, “come sapere se posso fidarmi di qualcuno per fare coming out” e via dicendo.

Con questa giornata non si vuole forzare nessuno, l’obiettivo non è trascinare alla luce del sole chiunque non si senta ancora sicuro abbastanza da uscire allo scoperto da sé. Si vuole semplicemente lanciare un messaggio collettivo di sostegno e accettazione, si vuole solo dire che tutti noi capiamo la paura e i timori che si possono avere, e che milioni di persone nel mondo sono disposte ad offrire sostegno e comprensione. 

Angelo Mordasini è candidato al Consiglio Nazionale per la Gioventù Socialista (GISO)

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