Giornalismo: Aufwiedersehen!

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La notizia è che la notizia non tira più. S’aggira moribonda, sull’orlo del precipizio. È da anni a serio rischio d’estinzione. Accade nel piccolo Ticino, ma la stessa cosa vale un po’ ovunque. Eppure non si tratta dell’uomo o di chissà quale altra specie animale. A rischiare di far la stessa fine del dodo è il giornalismo. Tagli, purghe e licenziamenti. Senza contare i rischi che talvolta bisogna correre e il pelo sullo stomaco necessario per fare bene questo mestiere. Giornale del Popolo finito malamente e il Corriere del Ticino che taglia allegramente, sono solo una goccia nel maremoto, un refolo, uno sbuffo dello tsunami che da qualche tempo a questa parte sta scuotendo il pazzo-pazzo mondo delle news.

E ora, come se non bastasse, a chiudere presto i battenti sarà pure il Newseum, il più importante museo sul giornalismo degli Stati Uniti. Nella patria della stampa libera, del Watergate e del diritto di cronaca si cancella un importante pezzo di memoria del giornalismo. Il museo, la cui sede dal 2008 è un imponente edificio nel cuore della capitale Washington D.C., cesserà d’esistere a fine anno. Tutto questo malgrado le preziose esposizioni permanenti che raccontano il passato glorioso di ciò che era definito come Quarto potere, a riprova del ruolo e dell’importanza giocati dalla stampa libera. Eppure, dopo essere stato inaugurato nel 1997, e dopo più di 11 anni nella nuova sede e quasi 10 milioni di visitatori anche l’avventura di chi al giornalismo aveva dedicato addirittura un museo, giungerà al capolinea per gravi problemi finanziari, proprio come accade da diversi anni – per ironia della sorte – ai giornali.

Del resto, proprio com’è effimera la natura di un quotidiano, le cui pagine, il giorno dopo la sua uscita, sono buone solo per incartare il pesce, anche la forza e la vitalità del giornalismo, in particolare di quello d’inchiesta, sembrano essere fragili ed effimere, in grado di sciogliersi come neve al sole di fronte a chi non gradisce l’intromissione della verità e di chi ne è a caccia o, peggio, come nel caso di una fetta sempre crescente dell’opinione pubblica, convinta che per informarsi bastino la Rete e i social. Peccato solo che in più d’un occasione, la Rete abbia sfornato ad arte fake news per alimentare i più bassi istinti di chi, invece che di una corretta informazione sentiva piuttosto il bisogno di soddisfare il bulimico desiderio di pornografia giornalistica, appagando certi languorini con gossip, sensazionalismo e disinformazione.

Il dato di realtà, la capacità di leggere il caos del presente, avere strumenti efficaci e menti in grado di farlo è vitale come lo è respirare, bere e mangiare. Eppure talvolta ci convinciamo che possiamo fare a meno di tutto, lesinando perfino sui nostri bisogni primari. Senza renderci conto che la lettura e la comprensione dell’oggi, del qui e ora, è necessaria alla nostra sopravvivenza come lo è una corretta alimentazione. Come lo è la conoscenza della storia e il fatto di poter contare su di un museo che conserva la più folta sezione di documenti giornalistici dedicati al muro di Berlino al di fuori della Germania o sugli attentati alle Torri Gemelle. E invece no. Con la chiusura del Newseum finirà nel dimenticatoio perfino al memoriale di vetro sul quale venivano scolpiti i nomi dei giornalisti morti in servizio e aggiornato ogni anno. Per la serie: giornalismo addio.

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