Gobbi spalle al muro, si arrabbia

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Norman Gobbi, intervistato da Lorenzo Erroi de La Regione, messo a confronto con le sue contraddizioni, si infuria e si irrita. Oggi c’è la giornata cantonale dell’integrazione promossa dal DI e il Mattino parla continuamente di falsi migranti economici con lo smartphone.

Attacchi falsi e pretestuosi

Succosa e significativa delle contraddizioni leghiste, che sono probabilmente alla base del calo di consensi del movimento, l’intervista di Erroi, in cui si chiede conto al ministro del cerchiobottismo leghista. Come può infatti il capo del dipartimento delle Istituzioni, che dirige un ambizioso piano pluriennale di integrazione (in cui investe 12 milioni di franchi), conciliare la cosa con i continui e reiterati vili attacchi ai richiedenti l’asilo del Mattino della Domenica o del Mattinonline?

Attacchi che spesso sono totalmente immotivati, futili, quando non addirittura falsi e condivisi online con grande noncuranza come fanno i peggiori siti di estrema destra europei? Vale la pena di riportare lo stralcio “incriminato” de La Regione, dove Erroi, e diciamolo chiaro, fa quel lavoro che dovrebbe fare ogni giornalista in Ticino, quando invece, troppo spesso, è asservito al potente di turno ed è in grado di porre solo domande comode ed assist precotti:

L’intervista che irrita Gobbi

“(…)‘Industria dell’asilo’, ‘migranti con lo smartphone’, ‘delinquenti stranieri’… La comunicazione di molti suoi sodali e del ‘Mattino’ non pare incoraggiare uno degli obiettivi prioritari del progetto: la ‘promozione di un atteggiamento di reciproca attenzione e tolleranza nella popolazione’.

D’altra parte c’è chi parla di frontiere aperte, che è altrettanto aberrante. Comunque il sottoscritto ha portato la politica d’integrazione fuori da quella partitica, lei non faccia l’errore di rimettercela. Ricordo che semmai fu in passato che si verificarono abusi in questo senso. Il sottoscritto, nel bene e nel male, porta avanti una politica d’integrazione che è svincolata da visioni di parte e risponde alle deleghe istituzionali. Ho le mie opinioni, ma quando qualcuno ha diritto di rimanere dev’essere integrato. Poi è vero che la politica d’integrazione non è fine a se stessa: dobbiamo raggiungere determinati obiettivi; per esempio, è opportuno che chi è disoccupato e beneficia di aiuto statale faccia dei passi per inserirsi nel mondo del lavoro.

Insisto: il direttore di un dipartimento ha un ruolo politico, non è un funzionario. E lei è anche uno dei maggiori rappresentanti della Lega. Non può sfuggirmi la contraddizione fra politica d’integrazione e polemiche anti-immigrati.

Appunto. Giudichi la mia politica invece di fare queste discussioni all’italiana. (…)”

Tra Erroi ed eroi

Giornalisti come Erroi mancano come il pane. Anche perché per lavorare a questo modo ci vuole coraggio, visto che spesso, capiredattori o direttori non sono così bravi a pararti il sedere se il Consigliere o l’industriale di turno vengono a tirargli la giacca. A fare la difefrenza è quell’ “insisto”. Il giornalista deve insistere, non deve mollare la presa, si deve attaccare con le ganasce ai pantaloni di un ministro come un pit bull al fondoschiena del postino.

E ci spiace per Norman Gobbi, questo non è giornalismo all’italiana, detto col disprezzo che tanto piace a certi leghisti, come per tutto quello che ci arriva da oltreconfine. Questo è giornalismo. Punto. Figlio di quella cultura giornalistica non solo italiana ma anche europea e anglosassone, una cultura che chiede spiegazioni perché i lettori hanno diritto di sapere. Troppe volte si glissa, si sottace, si fa finta di niente. La tiritera che il Mattino non rappresenta la Lega ce la sentiamo come favoletta da venticinque anni ormai, nel frattempo quel foglio verde ha distribuito generosamente astio e cattiverie in tutto il Ticino degradando il clima politico peggio di quello italiano che i leghisti stessi tanto disprezzano. Su questo ambiguo binomio la Lega ci ha marciato alla grande, Gobbi compreso.

Oggi il potere del Mattino è in calo. Ai più attenti non sarà sfuggito che oltre alla pausa estiva, che ci priva per più di un mese del pregevole periodico, il numero di copie che rimangono nelle cassette pubbliche di distributzione è sempre più alto. La noia, le solite storie, gli stessi stilemi che sono funzionati per venticinque anni mostrano oggi la corda.

Gobbi può arrabbiarsi quanto vuole, ma né lui né il suo collega Zali si sono mai dissociati dal Mattino, gestito con pugno di ferro dal loro collega al Nazionale Quadri. E non è peregrino immaginare che lo stesso Quadri, senza il Mattino come maglio di propaganda, dovrebbe probabilmente elemosinare i voti per poter tornare scodinzolante a Berna a fare quello che ha sempre fatto, e cioè niente.

Per cui benvenuti agli Erroi, o Eroi di ogni giorno che rischiano il posto, magari, per amore della verità e della schiettezza.

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