Hellboy, torna presto dall’inferno!

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Per molti di noi, l’immagine cinematografica della memorabile creatura del fumettista Mike Mignola è e rimarrà il volto del gigantesco Ron Perlman, Tanto capace di calarsi perfettamente nel ruolo di Demone/investigatore del paranormale da essercene un altro alla sua altezza.

In questo remake, l’ombra del predecessore è decisamente presente. Non esagero nel dire che, per i primi dieci-venti minuti di film, sarà difficile scrollarsi di dosso quella sensazione di disagio nel capire che l’iconica voce e soprattutto il volto del beneamato nativo dell’inferno sono cambiate completamente. 

Ma i fan, quelli veri, saranno sicuramente in grado di andare e guardare oltre. Il nuovo adattamento di Neil Marshall (i primi due film furono girati nientemeno che da Guillermo del Toro) propone una visuale diversa sulle avventure del ragazzone rosso.

L’Hellboy uscito quest’anno è più crudo dei suoi predecessori, più violento e meno annacquato dalla censura. Si tratta di uno di quei film da “pugno nello stomaco”. Da appassionato della saga, sia su carta che su schermo, posso dire, senza remore, che Marshall riesce a catturare l’onirica e peculiare estetica del mondo creato da Mignola, nonostante tutti credessero che l’opera di un maestro come del Toro fosse semplicemente insuperabile.

Ad un cast ben assortito è stata data l’occasione di dipingere sullo schermo tutta una gamma di nuovi personaggi perfettamente capaci di essere i comprimari di cui un personaggio come Hellboy ha bisogno. La Medium Alice Monaghan è interpretata dalla splendida Sasha Lane, attrice in cui scorre sangue afroamericano e Maori, giusto per fare un esempio. Il coreano Dae Kim interpreta invece Ben Daimio, agente dell’FBI trasformato dall’incontro con un misterioso cacciatore di uomini nella giungla del Belize. Hellboy stesso è invece interpretato da David Harbour, il cui faccione cattivo non sarà subito facile da associare al nostro protagonista. E per finire, la regina di sangue Nimue è interpretata da quella Milla Jovovich che sembra sempre divertirsi un mondo in questi film un po’ horror, un po’ d’azione e un po’ splatter (i più la ricorderanno per il ruolo di Alice nella saga di Resident Evil).

Hellboy è un film apprezzabilissimo, seppur non un capolavoro. L’interazione tra le violente creature demoniache e la civiltà umana è resa in un modo spaventosamente realistico, in grado di trasmettere quell’atavico senso di terrore che forse manca nelle pellicole originali. In particolare, quelle scene in cui dei possenti mostri demoniaci attaccano le affollate strade della Gran Bretagna (dove il film è ambientato, e dal cui folklore la pellicola trae molto) sono state definite “gut-wrenching” dalla critica (“torci-budella”, termine anglofono per definire qualcosa che alla vista riesce a provocare un profondo disagio e una reazione anche fisica).

Tutto questo per dire che, nonostante questo film non sia certo un sequel degli originali, è certamente in grado di soddisfare chi da anni brama altre iterazioni della storia del possente Anhung-un-rama, potente demone amante dei sigari e dei gattini.

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