I migranti a San Pietro

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Un’altro schiaffo a sovranisti e salviniani viene dal Papa, dal Vaticano, da Piazza San Pietro. In questi giorni, nel centro della cristianità, è stato inaugurato un monumento che non lascia spazio a dubbi.

Il monumento ai migranti, in bronzo, campeggia tra le colonne del Bernini, in uno dei luoghi più visitati del mondo. L’ideale abbraccio del porticato più famoso del barocco architetto seicentesco, abbraccia idealmente questi apolidi di metallo, questi transfughi cristallizzati nell’attimo della loro personale diaspora.

Lo ha inaugurato Papa Francesco, questa domenica, dopo l’Angelus.

Un barcone di metallo con decine di figure impilate, con lo sguardo vuoto volto all’orizzonte. Sono ebrei, africani, caucasici, migranti e profughi di ieri e di oggi, idealmente stipati in una barca che li costringe uno a ridosso dell’altro.

Questo monumento è una presenza ingombrante, che però ribadisce fortemente quei valori cristiani che i salviniani e gli ultracattolici di destra rinnegano. Quelli della carità, quelli, come dice il Papa, della sfida evangelica dell’accoglienza. In mezzo alla torma bronzea, solo una cosa emerge, sono le due ali di un angelo, “Angels Unawares” è il titolo dell’opera, l’angelo inconsapevole, la figura spirituale che si innalza dalla ciurma dei pezzenti. Il sacro che alberga in ognuno di noi, più alto e sfolgorante, quanto è più pesante la miseria della massa.

Non importa se siamo cattolici o no. Importa riconoscersi nella pietà, nella dolcezza, nelle lacrime che possiamo versare per la perdita delle vite altrui. Importante è quel fuoco che sorge dentro di noi, come le ali di un angelo, quel fuoco che ci impedisce di girare la faccia dall’altra parte.

Le ali sono metafore per tutti, di religione e sacro per i credenti, di libertà e autoconsapevolezza per chi è ateo. Tutti riconosciamo queste ali come un simbolo forte dell’uomo e della sua anima. Se il sacro esiste non è compito nostro stabilirlo. Ciò che esiste è lo spirito dell’uomo, santo o indomito, esiste la capacità di sollevarsi dal fango, compiendo atti che non sono logici nè pratici, atti che servono solo a immaginarci migliori, più puliti e liberi.

Un grazie a questo Papa, che non è perfetto, come tutti gli uomini, ma che ha perlomeno il pregio di avere riportato all’ovile quel cristianesimo della miseria e della povertà, dell’umiltà e del sorriso.

Quel cristianesimo, e le destre lo sanno, che si avvicina pericolosamente a sinistra.

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