Il pericolo della democrazia diretta

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Attenzione, questo non è un articolo per gli svizzeri doc che hanno problemi di cuore perché metterò in discussione un dogma nazionale: la democrazia diretta.

Sempre più alto il numero di chi non capisce

Anche durante la recente campagna per le elezioni nazionali il tema della democrazia diretta è stato ampiamente discusso e considerato come particolarità imprescindibile del nostro sistema politico. Alcuni dati, tuttavia, portano a un ragionevole dubbio sulla sua efficacia.

Un recente studio ha messo in evidenza che ben il 36% della popolazione non è informato – deprivati di notizie, li definiscono i ricercatori dell’istituto Fög, dell’università di Zurigo – di quanto accade e viene discusso a livello politico. La percentuale è in crescita esponenziale, perché in 10 anni è aumentata di ben 15 punti. Si potrebbe affermare che la maggior parte di queste persone non partecipano alla vita politica, siccome i tassi di astensione alle votazioni sono sempre più elevati. Si tratta di un dato preoccupante con diverse implicazioni politiche facilmente comprensibili. Anche perché i social media (che salvo rare eccezioni sono votati alla notizia superficiale) sono il canale di informazione più utilizzato da oltre il 70% della popolazione e un numero sempre crescente di persone si informa utilizzando fonti online (dal 52 al 61%). Perdono invece importanza i giornali cartacei in abbonamento (dal 56 al 32% in dieci anni), ma anche radio e televisione.

Sono un ottimo automobilista

Se questa situazione la confrontiamo con quelli di uno studio dei ricercatori dell’università di Ginevra (https://www.rts.ch/play/radio/cqfd/audio/le-complexe-de-superiorite?id=10750042), vediamo come il “problema” della democrazia diretta diventa centrale. Partendo dall’effetto Dunning-Kruger, ad esempio (https://www.scuoledipsicoterapia.it/news-ed-informazioni/essere-inconsapevoli-della-propria-inettitudine-l-effetto-dunning-kruger.html) i ricercatori hanno iniziato a verificare come si autovalutano gli automobilisti.

Circa l’80% degli svizzeri ritiene di avere delle capacità di guida superiore alla media, il che è evidentemente impossibile. I ricercatori hanno quindi allargato il campo di indagine e hanno verificato che meno si è competenti e più si tende a sovrastimarsi. In generale le persone si ritengono migliori della media e gli uomini più delle donne. Meno si è competenti in un settore (o argomento) più abbiamo tendenza a sovrastimarci, mentre gli specialisti hanno la tendenza a sottostimarsi. Insomma, il detto popolare che più sai meno sai (e che sottintendeva anche l’opposto), sembra confermato dai fatti. Oggi cresce il numero di coloro che con poche conoscenze tendono a considerarsi super competenti, conoscenze che vengono acquisite sulle reti sociali invece che sui libri o su testi scientifici elaborati da professionisti.

La democrazia, un esercizio pericoloso

Ora, se meditiamo su questi dati, ci rendiamo conto come la nostra democrazia diretta rappresenti un esercizio complicato e pericoloso. Spesso i temi in discussione sono complessi con conseguenze che possono essere determinati per la vita politica, economica e sociale del Paese sia in un senso che nell’altro. Negli ultimi anni abbiamo assistito sovente alla banalizzazione di argomenti in votazione (pensiamo, ad esempio, alla campagna sull’immigrazione di massa) forse proprio a causa della necessità di semplificare un argomento che altrimenti non sarebbe stato capito. Ma la banalizzazione è dirompente. Il diritto alla democrazia (diretta) bisogna meritarselo e non può essere lasciato alle news, che di vera notizia hanno poco o nulla.

In fondo, eleggiamo dei rappresentati politici, ai quali deleghiamo il compito di affrontare e risolvere temi complessi e quindi non c’è più motivo che anche il popolo torni ad esprimersi sugli stessi temi. Se poi riteniamo che i nostri rappresentati non abbiamo svolto il loro lavoro adeguatamente possiamo non votarli alla prossima tornata elettorale.

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