Brexit dura fuori dalla porta

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C’avete presente l’Hard Brexit? Carenza di medicinali, alimenti non disponibili, ritardi nei viaggi e tutte le altre componenti di uno scenario a dir poco inquietante che oramai conosciamo e che era del tutto inimmaginabile solo alcuni anni fa? Ebbene, c’è di molto peggio e, proprio sulla porta di casa, o meglio, all’interno del nostro Cantone. È la situazione che si prospetta per il comune di Campione d’Italia, enclave italiana in Svizzera.

Dal primo gennaio del 2020, se non subentrerà una proroga come è provvidenzialmente stato lo scorso anno, il comune entrerà inevitabilmente a far parte del territorio doganale europeo. Sì, perché oggi Campione, pur essendo un comune italiano, appartiene doganalmente alla Svizzera. E questo per ovvi ed evidenti motivi, essendo completamente circondato da territorio elvetico.

Cosa significherebbe questo? Beh, come detto, la Brexit dura, l’uscita senza regole del Regno Unito dall’Europa, a confronto non sarebbe niente. Perché? Innanzitutto perché servizi come quello dell’acqua potabile, a Campione, vengono assicurati dalla Svizzera, e così vale pure con il gasolio per il riscaldamento. Al freddo e senza acqua, tutto qua?

No, perché anche il servizio di telefonia viene assicurato dalla vicina Svizzera. Ecco perché ci sarebbe da metter in conto anche la possibilità di essere tagliati fuori da ogni comunicazione. E poi ci sarebbero i farmaci, costretti a fare la dogana a Como prima, e all’arco di Campione poi: cosa succederebbe in caso di urgenze? E ancora le auto, targate “TI” e guidate da conducenti con patenti elvetiche: nessuno potrebbe più circolare sul territorio di Campione, nemmeno la stessa Polizia comunale, in quanto i veicoli sarebbero veicoli extra-comunitari guidati da cittadini comunitari su territorio doganale europeo, cosa non ammessa.

E ancora, l’istruzione, con i ragazzi campionesi non più equiparati ai ticinesi, la sanità, le assicurazioni, i leasing, le emergenze e così via. Ve li vedete i pompieri e le ambulanze a far dogana all’arco prima di spegnere un incendio o rianimare un malcapitato? Insomma, la morte, in senso letterale, di una comunità.

Ma come si è giunti a questo punto?

Innanzitutto, la richiesta di inserire Campione nel territorio doganale UE è nata dal proposito, comprensibile, di qualche commerciante locale di non pagare due volte l’IVA (quella italiana e quella svizzera) come conseguenza della particolare situazione doganale. Intento che però non è stato evidentemente ben ponderato sia da chi lo ha manifestato sia, soprattutto, da quei politici che, chiaramente ignorando la situazione peculiare del comune, se ne sono acriticamente fatti carico portando l’istanza fino al parlamento europeo.

Ora che la frittata è fatta, di questi politici non si sente più parlare. Né tentano di rimediare alla situazione, né danno spiegazioni o tanto meno formulano scuse. A questa ignoranza da parte dei politici che hanno supportato la richiesta si è andato poi a sommare il vuoto di potere a livello comunale, quindi la mancanza di un ente che si facesse tempestivamente carico di portare, ove necessario, le richieste di proroga prima, e annullamento poi, di una così scellerata decisione.

E infine, la crisi di governo a Roma, con la classe politica impegnata nei soliti giochetti di potere e di balletti estivi da spiaggia piuttosto che essere attenta alle necessità del Paese, tra cui la situazione tragicamente disperata del comune di Campione d’Italia. Insomma, una “tempesta perfetta” determinata da avidità, dabbenaggine, ignoranza e leggerezza, e tutto senza che i campionesi abbiano potuto esprimere la loro opinione. Anche perché la Brexit, almeno quella, è stata votata!

Una tempesta perfetta che rischia di creare una situazione che farebbe la gioia di Pirandello. O di Kafka. Il problema è che stavolta non si tratterebbe soltanto un racconto, ma l’assurda realtà di un intero paese incastonato nel nostro bel Ticino.

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