La caravella portoghese della Tresa

Di

Aggregazione del Comune di Tresa (Ponte Tresa, Croglio, Monteggio e Sessa), riporto l’intervento di martedì scorso in Gran Consiglio a nome del gruppo dei Verdi.

Onorevole Presidente, onorevoli Consiglieri di Stato, colleghe e colleghi,

Qualcuno di voi sa dirmi cos’è questo? Onorevole Gobbi? Ve lo dico io. Si tratta di una Physalia, comunemente detta “Caravella portoghese”, che, negli ultimi anni, a causa del surriscaldamento climatico, ha fatto la sua comparsa anche nel Mediterraneo. Mi chiederete, che c’entra con l’aggregazione della Tresa? Ci arrivo subito, vi chiedo solo un attimo di pazienza.

Iniziamo col dire che la peculiarità di questo progetto aggregativo risiede nell’assenza di un Comune polo; si basa sulla cooperazione di quattro realtà ben distinte, ognuna dotata di proprie caratteristiche funzionali, complementari a quelle degli altri. Un progetto (per citare il Rapporto del collega Balli, che ringrazio per la completa esposizione) “concepito come un’unione paritaria di collettività analoghe, con identità e vocazioni condivise, al quale tutti e quattro i Comuni portano un loro contributo di medesimo valore”. Proprio per questo motivo, si intuisce quanto non sia concepibile un’aggregazione solo parziale di Tresa che non comprenda anche il Comune di Sessa. Solo il Consiglio di Stato sembra non averlo capito; ma forse su questo punto si soffermerà più tardi il Direttore del Dipartimento delle Istituzioni.

Si è scelto dunque di propendere per un’aggregazione coatta, “coatta sui generis” (come scritto nel Rapporto); o, forse meglio, decisione da prendersi in una situazione in cui “i preavvisi assembleari non sono favorevoli” (secondo l’art. 9 della Legge sulle aggregazioni e le separazioni dei Comuni). Tuttavia, questi tentativi di definizione non rendono giustizia al lavoro svolto dalla Commissione che ha semmai compiuto proprio l’esercizio opposto. Perché se, da una parte, la coazione implica sempre un’azione contro l’altrui volontà, dall’altra l’obiettivo della Commissione – come ha già fatto notare il collega Bertoli – è stato quello di interpretare la volontà e valutare l’interesse pubblico preponderante, presente e futuro, di tutta la comunità di Sessa. Oserei quasi dire che le conclusioni del Rapporto, che vi invitano a votare per l’inclusione di Sessa nel nascituro Comune di Tresa, rispondono ad un criterio di darwinismo istituzionale.
Darwin, infatti, ci insegna che non è la specie più forte che sopravvive, ma quella che meglio sa adattarsi ai cambiamenti. Volenti o nolenti, rispetto alla situazione precedente la consultazione popolare, per il Comune di Sessa, il contesto istituzionale è cambiato.

Oggi, l’unica via percorribile è la creazione di un “mosaico” (p. 16 del Rapporto), di “un’entità territoriale coerente” (p. 15) che convogli e che rafforzi “le vocazioni dei quattro Comuni in una direzione integrata” (p. 4). Anche perché già oggi, “i quattro Comuni formano (infatti) un comparto interconnesso e collegato da vocazione territoriale, prospettive, interazioni e affinità” (p. 17).

In conclusione, ritorno alla mia domanda iniziale e alla nostra caravella portoghese. Come può confermarvi il collega biologo Schoenenberger, la caravella portoghese è un sifonoforo; ovvero non si tratta di un solo animale ma dell’unione di quattro organismi distinti – detti zoidi – altamente specializzati e che assolvono a quattro funzioni diverse (mobilità, sostentamento, digestione e riproduzione), tutte complementari tra di loro e tutte necessarie alla sopravvivenza del superindividuo. Ad alcuni il suo aspetto può non piacere. Al di là delle apparenze e dei gusti personali, però, bisogna riconoscerne la straordinaria funzionalità che rappresenta un piccolo capolavoro evolutivo.

Proprio come nel caso di Tresa, mi verrebbe da pensare e non me ne voglia nessuno. Che si condivida o meno la sua nuova forma istituzionale o l’iter con il quale ci si è arrivati, l’unica soluzione davvero razionale che permetta a Sessa di guardare al futuro con serenità nonostante i cambiamenti è quella di approvare un progetto che non può realizzarsi appieno se anche uno solo dei suoi elementi costitutivi non vi partecipa e che – per chiudere sempre con le parole del Rapporto – “integra in modo complementare i quattro Comuni prospettando un disegno d’insieme coerente” (p. 11).

Concludo portando l’adesione del gruppo dei Verdi ad un progetto aggregativo che includa anche il Comune di Sessa.

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