La comicità sprint di Brooklyn 99

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Prima d’iniziare ad addentrarci e aprir bocca su questa nuova serie, voglio proporvi un piccolo test. Cercate su internet una puntata o una scena di una sitcom come “Friends” o “Big Bang Theory”, ma senza le cosiddette laughing tracks, cioè le risate che si sentono in sottofondo in molti show comici, usate per sottolineare l’intento esilarante di una battuta o di un dialogo. Fatto? È un’esperienza quantomeno… strana.

La ragione che fa scattare la risata è semplice: molte di queste serie si basano su persone che tirano fuori il peggio di sé stesse, evidenziando i difetti degli altri e tentando costantemente di mettersi in imbarazzo a vicenda. Quello che amo particolarmente di “Brooklyn 99” è invece il desiderio di voler abbandonare fin da subito proprio questo canone della comicità. “Brooklyn 99” è una serie poliziesca, composta da sei stagioni di una ventina di episodi ciascuna, di una ventina di minuti l’uno, basata sulle storie e gli intrecci che si creano tra i membri del distretto di polizia numero 99 appunto. I personaggi si vogliono semplicemente bene, si sostengono e affrontano i propri problemi in un ambiente sereno, in cui la comicità è data dalla stravaganza delle situazioni e delle personalità oltre che dalla naturale vena comica degli attori.

“Brooklyn 99” fa anche un buon lavoro nel fornire una leggera e mai forzata critica della società americana, inserendo nei vari episodi appunti critici all’eteronormatività o al patriarcato. È una serie in cui donne e persone di colore sono ritratte al di fuori degli stereotipi e al pari delle controparti maschili, bianche ed etero. Tralasciando le inclinazioni progressiste volute in parte dal produttore e protagonista Andy Samberg, che nella serie veste i panni dell’infantile ma “puro di cuore” detective Jake Peralta, questa sitcom poliziesca ha come sua forza principale un cast di personaggi adorabilmente disastrosi, per quanto in grado di essere ottimi poliziotti nei momenti “seri”.

Dal colossale ma dolcissimo padre di famiglia e sergente Terry Jeffords, interpretato dall’esilarante ex giocatore di football Terry Crews, all’incredibilmente ermetico e raffinato capitano Raymond Holt, pioniere della rappresentazione nera e omosessuale nel corpo di polizia interpretato da Andre Braugher, passando per la detective Amy Santiago (Melissa Fumero), la cui disciplina professionale sfocia nella paranoia e nell’ossessione per le suppellettili da ufficio. Ma anche il già menzionato Jake Peralta e la sua relazione da amici/nemici con Doug Judy, il famigerato “bandito delle Pontiac” responsabile del furto di centinaia di auto o i due spaventosamente incompetenti topi da ufficio Hitchcock e Scully sono davvero personaggi squisiti.

Genuinamente divertente, piena di vibrazioni positive, con un formato tale da poter essere presa “in pillole”, “Brooklyn 99” è una serie che non posso che consigliare vivamente a tutti, nonostante i miei amici più intimi siano palesemente scocciati dal mio continuo ed ossessivo riferirmi a lei manco fosse la serie delle serie comiche. Provare per ridere!

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