La scimmia bianca spara

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Il terrorismo di bianchi suprematisti e razzisti è in aumento. Ultimo attentato, settimana scorsa ad Halle, in Germania, ad opera di un estremista di destra contro una sinagoga

Non c’è nemmeno bisogno che ce lo dicano le statistiche, la realtà è di fronte a tutti e ci guarda con occhi strabuzzati e maligni. Se gli USA sono capofila di questa ondata di morte, il resto del mondo non sta a guardare.

Più sanguinosi di quello germanico, i due attentati di qualche mese fa in cui, in sole 13 ore, ci sono stati 29 morti: 9 in Ohio a Dayton e 20 al Wallmart di El Paso, in Texas. Entrambi gli attentatori con contatti tra il suprematismo bianco, cresciuti tra chat neonaziste e follie similari. Entrambi giovani, entrambi con in odio gli stranieri. Dopo tutto questo, Trump non ha avuto di meglio che dire: “basta violenza”, come se lui non c’entrasse nulla con questi massacri, lui, sostenitore della lobby delle armi, (che spende 12 milioni di dollari l’anno per ungere gli ingranaggi del congresso), e divulgatore del clima di odio e razzismo che ormai ha colpito gli USA e l’Europa come un cancro.

Un mostro che viene dal profondo

Perché la violenza non è un treno che si ferma col rosso, ma un mostro che una volta chiamato dal profondo, come un demone, divora spesso il suo evocatore. Non può chiamarsi fuori, Donald Trump, da questa follia razzista, che attualmente sembra colpire sempre più anche l’Italia, nonostante la caduta di Matteo Salvini, una follia che dà praticamente carta bianca a psicolabili per poter perpetrare quelle gesta che, dice la psicologia, permetteranno di avere il loro momento di gloria. Scrivevamo in un nostro articolo descrivendo lo sparatore di Poway, in California, che ebbe come obiettivo anche lui una sinagoga:

(…)Alla pagina web di un suo profilo social, gli inquirenti leggono che odia gli ebrei, i musulmani, la gente di colore. John scrive anche che è antifemminista e, tra i suoi idoli, non può ovviamente mancare Adolf Hitler. Nella lettera online trovata e pubblicata poche ore prima dell’attacco, racconta di essersi ispirato alle stragi avvenute il mese scorso nelle due moschee di Christchurch, in Nuova Zelanda…”

Trump tempo fa, emulato dal nostrano Pamini, proponeva di armare i maestri delle scuole, a riprova di quanto il potere e l’intelligenza non vadano necessariamente a braccetto.

Un paese in guerra continua

Alla fine e al saldo di tutta la retorica, rimane un dato di fatto, anche se alcuni siti pro-armi cercano di confutarlo: a più armi corrispondono più omicidi. Una cosa quasi ovvia. Se prendiamo per esempio gli USA, che hanno il tasso di morti per armi da fuoco più alto del mondo occidentale, riscontriamo più di 300 milioni di armi, praticamente una a testa. Per fare un paragone, in Italia, il numero di armi per 60 milioni di abitanti è di 4/10 milioni, dunque al massimo una ogni 6 o 7 abitanti, e il tasso di omicidi di conseguenza è più basso, 0,72 ogni 100’000 abitanti sui 2,97 degli Usa. E l’Italia è il Paese europeo col tasso più alto di morti violente. Altri nostri vicini sono molto meno guerrafondai: la Germania ha un tasso di 0,19, sempre su 100’000 abitanti e la Francia ancora meno, con 0,06. Il Paese europeo dove rischiate di meno una pallottola in testa è a sorpresa la Romania che arriva appena a 0,02.

A tutti questo va aggiunta una ricerca sulle comunità in cui sono avvenuti gli eccidi dell’American College of Surgeons, che certifica come in queste zone (e anche in buona parte degli USA) l’accesso a sostegno psicologico o cure psichiatriche sia difficile, anche complice una sanità non alla portata di tutti. Insomma, se sei psicolabile e hai mire omicide, difficilmente qualcuno può aiutarti a cambiare idea.

La Svizzera e i suoi fucili a casa

Indubbiamente anche la cultura del Paese ha un certo peso. La Svizzera, che permette ai militari di tenere a casa l’arma d’ordinanza, ha un numero di armi alto rispetto alla popolazione, 2,5 milioni su 8 milioni, un’arma circa ogni 3 svizzeri. Eppure il tasso di morti è decisamente basso rispetto agli USA. Una questione di cultura dicevamo, legata alla considerazione dell’arma e al rigido rispetto delle regole tipicamente svizzero. Pensate che un’inchiesta del 2011 dell’ONG Small Army Survey di Ginevra, censiva 3,4 milioni di armi in Svizzera, portandola così al terzo posto al mondo dopo USA e Yemen. Tante armi, tanto rischio anche di perderle. Sono infatti quasi 5’000 le pistole e i fucili dell’esercito svizzero scomparse dal 1969.

Se torniamo ai recenti eccidi, comunque, scopriamo che i suprematisti e razzisti bianchi sono sempre più presenti negli attentati e che un terzo di loro si è radicalizzato ispirandosi ad altri attentatori, come il norvegese Anders Breivik che uccise 77 persone sull’isola di Utoya. Al punto da pensare che il folle norvegese nazista, sia una specie di pietra miliare per gli attentatori seriali razzisti e suprematisti. La recrudescenza degli attentati è evidente. Un terzo degli eccidi degli ultimi anni negli USA ha come matrice la xenofobia, il razzismo, l’omofobia o l’antislamismo.

Sotto Trump aumentano i crimini di odio

Da Vanity Fair, leggiamo: “l’ultimo rapporto annuale dell’FBI sui crimini di odio (pubblicato a novembre 2018), «nel 2017 negli Stati Uniti questo tipo di crimini è cresciuto del 17%, con un incremento per il terzo anno consecutivo». Un rapporto dell’Anti Defamation League, organizzazione non governativa statunitense impegnata nel contrasto dell’antisemitismo e di tutte le forme di odio, dice che, tra il 2009 e il 2018, il 73,3% degli omicidi legati all’estremismo interno negli Stati Uniti erano riconducibili a radicalizzati di estrema destra, il 23,4% a salafiti-jihadisti e il 3,2% a estremisti di sinistra.”

Ecco, quando la destra, per contraltare, parla di estremismo di sinistra, è uno specchietto per le allodole, una giustificazione, una foglia di fico. Il vero pericolo oggi non è più nemmeno l’estremismo islamico, ma il devastante, feroce e stragista terrorismo di estrema destra.

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