La speranza curda in fiamme

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Mercoledì mattina poco prima delle otto, a Ginevra, nel Quartiere delle Nazioni, un curdo residente in Germania si è dato fuoco proprio davanti all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR). Lo ha fatto dopo essersi cosparso di benzina, incurante dei passanti che erano nei paraggi e che l’hanno visto in fiamme o ne hanno sentito le urla. Anche per questo motivo, la polizia ha attivato una cellula di sostegno psicologico per chi si è trovato ad assistere all’impressionante scena.

“A svegliarmi sono state le urla che provenivano dalla strada – ha raccontato un testimone –urla che si ripetevano, erano cariche di angoscia. Così mi sono affacciato e ho capito che stava succedendo qualcosa nel cortile dell’UNHCR. C’erano diverse auto della polizia ma anche i pompieri che avevano estratto la manichetta antincendio. Poco dopo ho visto un uomo su di una barella avvolto dalle coperte ignifughe e da un lenzuolo bianco.”

A darsi fuoco, a dar fuoco alla propria disperazione, un curdo siriano trentunenne subito soccorso e trasportato in elicottero all’ospedale universitario di Losanna, specializzato nel trattamento di grandi ustionati. Questo gesto di sconforto e di rabbia ci restituisce in tutta la sua crudezza lo stato d’animo di un popolo che è stato tradito e abbandonato. A farlo, in prima battuta, gli Stati Uniti e l’amministrazione Trump. Ma anche il silenzio complice dell’Europa di fronte ai bombardamenti turchi nel nord della Siria, sotto attacco dei jet di Ankara per decine di giorni, non è stato di alcun aiuto. Anzi.

Così, malgrado l’attuale fragile tregua, la repressione contro i curdi e gli oppositori del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, prosegue con la stessa ferocia di sempre. E, il grave episodio accaduto ieri a Ginevra, è solo una delle conseguenze dell’accordo sulla spartizione tra Turchia e Russia delle aree curde nel nord-est della Siria. Gli analisti politici sono concordi nel condannare la politica occidentale che, dopo aver sostenuto il popolo curdo contro l’ISIS, di fronte al vile attacco turco hanno visto la Nato non muovere foglia per non irritare Ankara e l’Onu ridotto a spettatore inerme.

Ecco perché al cospetto dei tradimenti subiti, delle vendette e dello sciacallaggio delle milizie filo-turche e della deportazione, il sogno del popolo curdo è ormai diventato un incubo. Un trauma collettivo per il quale non è previsto e non ci sarà nessun tipo di sostegno da parte di nessuno. Tantomeno di tipo psicologico.

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