Macelleria messicana per El Chapo

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Qualcuno di voi ha visto i film di Machete? Sono interpretati da Danny Trejo, una delle facce più inquietanti della storia del cinema. Duro e crudele, sotto la regia di Rodriguez e Maniquis, mette a ferro e fuoco mezzo Messico, un Paese che non ha più requie, inondato da sangue e corruzione.

Un Paese pieno di piombo

L’altro ieri si è svolta una di quelle scene da macelleria messicana che riteniamo fantasia ma purtroppo, nella realtà, ci rimanda le immagini di uno dei paesi più violenti del mondo. L’esercito, mandato a catturare Ovidio Guzmàn, uno dei figli di El Chapo, ha dovuto abdicare e riconsegnare il rampollo ai suoi sgherri, che hanno ingaggiato una sparatoria degna dei film di Machete.

Ovidio è appunto figlio di Joaquim Gùzman, detto El Chapo, uno dei maggiori signori della droga messicani e mondiali, con un patrimonio stimato di 14 miliardi di dollari, miliardi, non milioni. El Chapo sta attualmente scontando l’ergastolo negli USA. Questo evidentemente non impedisce alla sua famiglia di fare il bello e il brutto tempo sul suo territorio, come un branco di lupi famelici.

Come Kobane

Nelle foto e nei video di agenzia, Cuilacan, roccaforte dei Guzman, sembra Kobane. Dalla periferia si innalzano colonne di fumo e nel sottofondo si sentono i colpi dei fucili e delle mitragliatrici pesanti montate su jeep, come le guerre mediorientali ci hanno insegnato a riconoscere e che vengono chiamate “le tecniche”. Non è una sparatoria in realtà, ma un atto di guerra. I trenta militari della guardia nazionale che avevano catturato Ovidio, hanno dovuto liberarlo dopo che i sicari del cartello avevano messo a ferro e fuoco la cittadina, fatto evadere dal carcere una trentina di persone e crivellato di proiettili la casa in cui si erano asserragliati.

Il Messico dell’autorità, ammettiamolo, spesso corrotta e complice dei criminali, abdica totalmente, concedendo ai fuorilegge la vittoria sia reale che morale.

La criminalità in Messico è ormai un problema cronico, oltre che una delle crisi sociali più preoccupanti. La crimine, quasi sempre legato alla droga o allo sfruttamento degli emigranti, si focalizza soprattutto a Nord e lungo il confine. Non a caso Culiacan, sede del cartello di El Chapo, ha un tasso di omicidi di 70,1 su 100’000, mentre quello di Tijuana, al confine della California raggiunge i 100. Basti sapere che il tasso di omicidi in media nei Paesi europei non supera una o due unità su 100’000 abitanti.

La guerra dei signori della droga

Un centinaio di camionette e decine di uomini, venuti da ogni parte dello Stato, hanno fatto capire quanto sia debole lo Stato di fronte allo strapotere dei signori della droga. Una cittadina bloccata per ore, con uffici pubblici sbarrati e scuole sospese. Tutto questo perché Ovidio, il principe, è l’erede naturale del cartello di El Chapo e come nelle faide medioevali, sta combattendo la sua guerra personale per il dominio. Un dominio sanguinario che lascia l’amaro in bocca a chi pavidamente, crede ancora nella legalità.

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