I diritti umani fanno la differenza

Di

Si chiude oggi la sesta edizione del Film Festival Diritti Umani di Lugano (FFDUL) che si riconferma essere una bella realtà. Una tra le mille e più proposte culturale della Svizzera italiana, un’offerta culturale certamente bulimica nella quale però il FFDUL spicca per qualità e ricchezza delle proposte cinematografiche. Ma soprattutto per aver saputo dare voce, nel corso di questi anni, a chi nel mondo combatte con i denti e con le unghie per i propri diritti, attraverso proprio la settima arte.

Il cinema Corso e il cinema Iride sono stati anche quest’anno le due boe attorno alle quali la rassegna ha navigato approdando in porti dai seguenti nomi: diritti, ambiente, libertà, potere e confini. Cinque temi cardine attorno ai quali hanno ruotato i trentadue film selezionati per questa edizione, di cui 13 prime svizzere e 4 cortometraggi. Emergenza climatica (una delle tematiche rilevanti di quest’anno), guerre e abuso di potere, i nuovi sovranismi, libertà di espressione hanno accompagnato dibatti e ospiti che hanno portato la loro esperienza e storie spesso fatte di diritti negati e di soprusi, di violenza con la quale si è cercato di mettere a tacere il loro bisogno di libertà e di giustizia.

Tra gli ospiti che hanno impreziosito il festival vanno senza dubbi ricordati due nomi. Il primo è Hassan Fazili, premio Diritti Umani di quest’anno, cineasta afgano sulla cui testa pende una condanna a morte decisa dai Talebani e, per questo, fuggito verso l’Europa insieme alla sua famiglia. Un viaggio durato tre anni che è diventato il soggetto del film “Midnight traveler”, girato da lui e dalla moglie Fatima con uno smartphone, l’unico mezzo che avevano a disposizione. Hassan Fazili che nonostante su di lui pesasse una sentenza di condanna a morte, trova il coraggio e la capacità, grazie al cinema, di raccontare e rendere pubblica la sua fuga, rivendicando il diritto alla vita suo e della sua famiglia.

Il secondo ospite d’eccezione è stato il regista polacco Lech Kowalski, arrivato con il suo ultimo film “On va tout péter” realizzato per denunciare il diritto al lavoro e alla vita degli operai stessi coinvolti nella protesta contro la chiusura dell’azienda automobilistica per cui lavorano. Una prima svizzera che ha mostra al meglio il modus operandi di Kowalski nel documentare la loro protesta. Un film in cui il regista diventato famoso per i suoi documentari sulla scena punk newyorkese evidenzia, ancora una volta, il suo travolgente coinvolgimento emotivo, sociale e politico.

A chiudere il FFDUL, ciliegina sulla torta, questa sera ci sarà invece “Sorry we missed you”, l’ultima perla di Ken Loach. Un film sull’urgenza e la forza di cambiare che vede protagonista una famiglia di Newcastle. Una famiglia che s’arrabatta cercando in tutti i modi possibili e immaginabili tenta di arrivare alla fine del mese. Decidendo di mettersi in proprio e di lavorare con l’aiuto di un’app il protagonista gira con il suo furgone facendo lo spedizioniere. Ma riuscirà Ricky con questo nuovo lavoro a migliorare la condizione della sua famiglia? E qual è il prezzo da pagare? Presentato in anteprima mondiale a Cannes, l’ultimo lavoro del regista britannico approda a Lugano con una riflessione su possibilità future, famiglia e precariato.

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!