Proteste in Ecuador: parla un ticinese

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Da alcuni giorni le proteste di piazza mettono in ginocchio l’Ecuador. Dal Paese sudamericano ci è giunta la testimonianza dei ticinesi Giovanni e Gloria Widmer Guaman che vivono nella provincia di Santo Domingo de los Colorados dove coltivano caffè, cacao, frutta tropicale e hanno fondato un’associazione di aiuto alla gente locale. 

Stranieri mal visti

“Sono otto giorni che tutto l’Ecuador è sotto assedio” ci raccontano Giovanni, pensionato originario di Preonzo e Gloria, ex giornalista di radio oggi convertita all’agricoltura biologica e alla solidarietà tramite l’associazione socio-culturale fondata assieme al marito e che conta membri sostenitori anche in Ticino. “Le notizie che sono giunte in Europa parlano di proteste scaturite dal taglio dei finanziamenti statali che, per anni, aveva mantenuto basso il taglio dei carburanti. In realtà, i saccheggi e gli atti di vandalismo che stanno mettendo in ginocchio il paese sono orchestrati dall’ex presidente Rafael Correa che lo scorso 8 ottobre avrebbe dovuto comparire a giudizio per rispondere dell’accusa di corruzione. Il presidente Lenin Moreno è convinto che si tratta di destabilizzazione per sviare l’attenzione pubblica dagli scandali di corruzione che hanno scosso l’Ecuador durante la precedente legislatura e che sarebbero tornati in auge con il rinvio a giudizio di Correa.”

I coniugi Widmer non hanno mai lasciato la loro finca durante questi giorni di assedio: “Sarebbe stato pericoloso allontanarsi per via degli atti di vandalismo e non possiamo andare in città perché in questi giorni gli stranieri sono mal visti e Giovanni potrebbe correre rischi.  Inoltre non ci sono mezzi di trasporto” ci dice Gloria. “Sarà così” aggiunge, “fintanto durerà la protesta degli indigeni, ma fortunatamente anche se in questi ultimi otto giorni i centri commerciali non erano più agibili, noi fortunatamente potevamo contare sui prodotti del nostro orto, cosicché non abbiamo mai mancato di nulla.”

Rischio di espropriazione del terreno

Profondamente credenti, Giovanni e Gloria trovano nella loro fede il coraggio di andare avanti. Quest’anno hanno soggiornato per circa due mesi in Ticino dove vivono le figlie e i i nipoti di Giovanni e il figlio e la nuora di Gloria: “Non sappiamo ancora se potremo tornare in Svizzera l’anno prossimo” spiegano, “siamo ora alle prese con il rischio di un’espropriazione del nostro terreno che potrebbe essere dato in concessione, da parte del governo, ad una società mineraria per effettuarvi degli scavi. Se così fosse ci batteremo per salvare tutto ciò che abbiamo costruito qua, la casa, l’orto, tutto quanto … quando siamo arrivati, quattro anni fa, questo posto era soltanto una giungla rigogliosa, ora malgrado le tante difficoltà della vita quotidiana è un paradiso e vorremmo potere continuare a viverci per aiutare la gente bisognosa del posto, come lo stiamo facendo con doni materiali, dando loro lezioni e sostegno spirituale.” Ed è proprio per sviluppare l’aspetto spirituale della loro associazione che i coniugi Widmer progettano di costruire una chiesetta nella finca di Santo Domingo de los Colorados.


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