Quando la droga ti salva la vita

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Narcos e flamingos

Alcuni giorni fa, tre narcos, naufragati nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico, a circa trenta miglia dalla costa sul confine tra Ecuador e Colombia, vagavano aggrappati ad alcuni salvagenti che non erano certo a forma di fenicottero rosa, ma erano piuttosto 1’200 chili di cocaina, grazie ai quali hanno avuto la fortuna di salvarsi. Dopo essere andati alla deriva per ore, sono stati tratti in salvo dalla Guardia costiera che, scoperta la natura dei loro salvagenti, li ha poi arrestati. Il quarto di loro, che non s’è attaccato ai sacchi, risulta ancora disperso.

Salvataggio stupefacente

Per la guardia costiera, una situazione inaspettata, quella di trovarsi di fronte alla scena dei tre narcos. Come detto, il contenuto dei sacchi che li tenevano a galla era di 1,2 tonnellate di cloridrato di cocaina (HCL è la formula chimica) dall’ingente valore commerciale. Meno male che a un certo punto è arrivata l’Armada de la Repùblica de Colombia (ARC) che li ha provvidenzialmente tratti in salvo altrimenti, hai voglia, in mezzo al mare avvinghiati a dei pacchi di coca. Non gli sarebbe restato che aprirli e sniffarsela tutta prima di venire inghiottiti dai flutti del mare o essere divorati da qualche pescecane in cerca di sballo.

Narco sub

Tra i natanti utilizzati nel trasporto di droga, sono denominati narco sub diversi tipi d’imbarcazioni, ma la maggior parte di quelle confiscate sono molto somiglianti alle tradizionali barche veloci. Questi mezzi vengono pensati e progettati per navigare a livello dell’acqua o appena sotto, in modo che l’acqua scorra sui loro ponti e al loro interno ci stia più droga possibile. Inoltre ai narcos piace utilizzare queste barche poiché più difficili da rintracciare e meno costose dei sottomarini veri e propri.

Coca al massimo storico

E a proposito di narco sommergibili, nel 2018 il numero delle loro intercettazioni è salito a 14, più del triplo rispetto all’anno prima. Un segnale, questo, che la produzione di cocaina in Colombia è ormai al massimo storico e non è mai stata così abbondante. Ecco perché l’ARC continua a fermare trafficanti che cercano di trovare una scappatoia via mare. Ma molti sono anche i salvataggi di chi si ritrova in difficoltà come nel recente caso di cronaca.

Ma quanto mi costi, coca mia?

Non è un mistero per nessuno che la Colombia produce cocaina, potendo vantare il primato di leader mondiale della droga. Quando un semi sommergibile viene sequestrato è un’enorme perdita per i narcos, non solo per il carico di droga, ma perché la costruzione di questi narco sub, richiede oltre un milione di dollari. Di solito i narco sub che partono dalla Colombia, circumnavigano le Galapagos in modo da evitare il rilevamento subacqueo. Quando affrontano il versante Pacifico si fermano poi prima del Messico e una delle loro destinazioni principali è il Guatemala. Sul versante Atlantico invece, la sosta viene fatta in Honduras. Ma, rotte a parte, sulle coste della Colombia, la coca può valere attorno ai 5’000 dollari al chilo, per poi raggiungere i 15’000 dollari nell’ America centrale e salire fino a 33’000 dollari sul mercato internazionale.

Tutto è bene quel che finisce bene

L’ONU ha stimato che nel 2018, la produzione di cocaina in Colombia è salita a 1’379 tonnellate, superando quella dell’anno prima di oltre 320 tonnellate e la superficie coltivata è arrivata a coprire 1’710 chilometri quadrati, 250 in più dell’anno precedente. E per i tre poveretti che sono stati salvati e tradotti al confino, al calduccio sotto una qualche palma di cocco, ce n’è comunque un esercito pronto a escogitare trucchi come quello degli squali fatti interamente di coca o delle carote ripiene di marijuana.

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