Quanti anni hai, bambino?

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In latino puer aeternus significa “eterno bambino”. Un temine usato anche nella mitologia per indicare un dio-bambino che ha il dono di restare per sempre giovane. Una condizione che, ai giorni nostri, ci ricorda da vicino l’indole e il personaggio di Peter Pan. Ma rimanere ragazzi o bambini in eterno è davvero un dono? Insomma. In psicologia il puer aeternus definisce un adulto la cui vita emotiva è rimasta ferma all’adolescenza. Il puer modello vive senza avere nessun impegno definitivo, cercando quanto più possibile d’evitare l’assunzione di responsabilità tipiche delle persone adulte.

A condizionarlo, il più delle volte, c’è la paura di rimanere imprigionato in situazioni da cui poi difficilmente riuscirebbe a liberarsi. È qualcuno che desidera avere sempre la sua indipendenza e libertà, capace d’irritarsi di fronte a qualsiasi limite e confine impostogli. Come detto, la sua è una figura associata a doppio filo con il mito dell’eterna giovinezza. E, a riprova che il mito di sembrare più giovani della propria età anagrafica è una gabbia nella quale non è piacevole essere rinchiusi ce le confermano le molte testimonianze di chi vive con estremo disagio questa condizione.

Invecchiare non è semplice. E lo è ancora meno quando l’età che dimostri non corrisponde a quella che vorresti o ti senti di avere. Sentirsi dire “il tuo è un dono, pagherà quando avrai quaranta o cinquant’anni”, non aiuta, soprattutto se sei un ventottenne che sembra che stia ancora frequentando il liceo. E, per farvi capire dove stia l’inghippo, cercherò di farvi qualche esempio di come la vita quotidiana di chi sembra molto più giovane della sua età sia spesso un vero inferno.

Le persone sono presuntuose per loro natura, specialmente quando si tratta di sguardi e finiscono per trattarvi in modo diverso in base all’età percepita. Immaginate di voler acquistare un’auto, ma di non riuscire a ottenere alcun interesse o rispetto da parte del venditore, convinto di avere a che fare solo con un moccioso che perde tempo. Ovviamente aspettatevi domande del tipo: “Che lavoro fa tuo padre?”. E poco importa se siete lo sviluppatore senior per una grossa società di software, anzi.

I nuovi colleghi giunti ​​in azienda, guardandoti, penseranno che tu sia solo uno stagista o, peggio ancora, una sorta di genio bambino. Nei ritrovi pubblici, nei bar o in discoteca, preparatevi a essere completamente ignorato dalle donne. Oltre a dover dimostrare la vostra età, sempre con un documento a portata di mano, preparatevi anche a fare il doppio della fatica nell’avvicinare le persone che v’interessano e a voler attaccare bottone con loro. Qualsiasi tentativo di essere affascinante risulterà, al massimo, carino.

Al volante della tua auto sarai fermato dalla polizia solo perché sembri minorenne. E non stupitevi più di tanto se un poliziotto verificherà che la vostra patente non sia falsa solo perché quella possibilità gli sembrerà più plausibile del fatto che dimostrate molti meno anni di quelli che effettivamente avete. E questi sono solo alcuni della miriade di esempi possibili in cui sembrare un bimbo non vi sarà di nessun aiuto, ma piuttosto vi darà la sensazione di muovervi in un incubo.

Volersi ritrovare in un corpo che sembra quello di un ragazzino funziona solo nella pubblicità e magari nei sogni di chi, essendo già in là con gli anni, si è convinto di poter recuperare tutto ciò che non si è riusciti a fare per mancanza di tempo o immaturità. Ma la realtà dei fatti è davvero un’altra. Ecco perché, per sentirsi presi davvero sul serio e vissuti come un adulto, dimostrare di non essere un puer aeternus è l’unica carta vincente. Alla faccia di Peter Pan.

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