Quel premio dei premi di cassa malati

Di

Eccoci qua a scriverne di nuovo e ancora. Pure quest’anno, proprio come Linda Blair ne “L’esorcista”, i premi di cassa malati sono lievitati. Malgrado i provvedimenti adottati, amuleti vari, acqua santa, scongiuri e i riti voodoo. A livello svizzero forse un po’ meno del previsto, ma quel che davvero conta per noi è il Ticino, rimasto orgogliosamente tra i primi della classe a contendersi il podio, in fatto di caro-premi. Il nostro aumento andrà ben oltre la media svizzera, un primato di cui essere fieri, soprattutto considerando che nella Confederazione siamo fanalino di coda in fatto di salari. Come spremeranno noi, di sicuro nessun altro.

Anche stavolta, il salasso, sarà di quelli capaci di farci girare la testa fino a perdere i sensi. Per avere finalmente cuori leggeri come i nostri portafogli. Quando si dice: la fortuna di essere nati liberi ma soprattutto svizzeri. Eppure, battute a parte, quello delle casse malati è uno scherzo che non fa ridere più nessuno. Un po’ come quegli sketch o quei tormentoni ormai talmente triti e ritriti da farvi solo incazzare. Perché l’ottimismo sarà pure il profumo della vita, così come ripeteva qualche anno fa in uno spot televisivo il poeta romagnolo Tonino Guerra, ma se sono anni che non ti fai una doccia più che di profumo c’è da parlare di puzza. Di quelle nauseabonde e vomitevoli.

E, qui, il cadavere in putrefazione del sistema sanitario svizzero è andato al di là della barzelletta. Ben oltre la tragedia. Anno dopo anno le proteste e le lamentele si sono affievolite al punto che con l’avvicinarsi della fine dell’estate, con le foglie e le castagne, a cadere giù dal cielo ci sono pure i nostri premi assicurativi legati alla salute. Sempre più pesanti. Ecco perché tra le soluzioni percorribili che molti invocano, c’è quella di una cassa malati pubblica e di premi finalmente proporzionali al reddito. Eppure la politica, su questo punto fa orecchie da mercante, seppur qualcosa si debba e si possa fare.

Ma si sa, a oliare gli ingranaggi dei nostri rappresentanti politici che in parlamento e nella commissione apposita dovrebbero intervenire e apportare dei correttivi, ci sono le lobby di chi da questi continui aumenta c’ha solo da guadagnare. In vent’anni i premi di cassa malati sono lievitati del 120%, ben oltre la crescita dei salari o delle rendite pensionistiche. Una vera gallina dalle uova d’oro. Tra i correttivi immaginabili c’è quello di dare un tetto ai premi, ipotizzando una proporzione ragionevole del reddito disponibile. Ma finché non saremo noi a esigerlo, la politica di palazzo volterà la faccia. Troverà l’ennesima scusa.

Perché intervenire sui costi sanitari con una maggiore regolamentazione del settore, regolare l’apertura di nuovi studi medici o rivedere certe tariffe di talune prestazioni vorrebbe dire portare ordine nel caos. E vietare a chi si muove agevolmente nel Far West di farsi giustizia da solo, è un po’ come mettere una museruola a un dobermann. Ci vuole coraggio. Ci vuole una visione che vada oltre alla politica del compromesso o peggio della spartizione. Volendo si potrebbe fare molto anche sul costo dei medicamenti, pure loro sempre in crescita, costi per nulla giustificati malgrado si tiri ogni volta in ballo la ricerca e la produzione per lo sviluppo di nuovi farmaci.

Balle. Balle belle e buone per giustificare lo status quo. Per non rimediare alla situazione attuale. Ecco perché, alle elezioni federali del prossimo 20 di ottobre, per sperare in una diminuzione dei premi di cassa malati, per rendere più sociale la nostra assicurazione medica dovremo inevitabilmente tenere conto di chi inciucia e difende gli interessi di chi ci fa la cresta da anni e chi invece, a fatica, prova a metterci una pezza a nostro favore. A favore di chi, come noi, ancora una volta si vedrà diminuire il proprio stipendio eroso da un sistema di gestione dei costi sanitari iniquo e fallimentare.

Ti potrebbero interessare:

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

SOSTIENI GAS NO,GRAZIE!