La sporca guerra di Credit Suisse

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Sgambetti. Bisticci. Pedinamenti. Ripicche. Accuse di spionaggio. E, giusto per non farsi mancare nulla, anche un suicidio. Ai vertici di una tra le più influenti banche d’Europa, la seconda per importanza e dimensioni in Svizzera, si sta combattendo da tempo una faida intestina. Una guerra di potere che va avanti da tempo e, di recente, sfociata nello scandalo che ha portato alle dimissione di uno dei suoi boss. Pierre-Olivier Bouée, il direttore operativo di Credit Suisse, ha rassegnato le dimissioni perché si è venuto a sapere che aveva fatto pedinare Iqbal Khan, l’ex capo della gestione patrimoniale.

Tidjane Thiam, l’attuale amministratore delegato e numero uno di Credit Suisse, il cui compenso – ci piace ricordarlo – lo scorso anno è stato di appena 12,7 milioni di franchi, con un incremento rispetto all’anno precedente pari al del 31%, è stato chiamato in causa nella vicenda poiché da sempre pappa e ciccia con Pierre-Olivier Bouée. Con l’ormai ex direttore operativo, Thiam si è trovato a lavorare a stretto contatto per più di dieci anni in tre diverse società finanziarie. Un sodalizio professionale che s’interrompe e priva il CEO di Credit Suisse di uno dei suoi più fedeli luogotenenti e di una pedina fondamentale nella guerra che da tempo vede fronteggiarsi Tidjane Thiam e Iqbal Khan, diventato prima suo acerrimo nemico all’interno di Credit Suisse e ora in procinto di passare nientemeno che alla concorrenza, a UBS.

Insomma, sebbene di guerre mondiali non se ne vedano più almeno da una settantina d’anni, gli scontri all’ultimo sangue e le battaglie, combattute con ogni mezzo lecito o illecito, poco importa, hanno solo cambiato campo da gioco. Come c’insegna la guerra sui dazi che Trump ha voluto imporre a Europa e Cina, i nuovi conflitti mondiali sono diventati guerre doganali e finanziarie. Conflitti globali in cui ci si muove e ce la si gioca come in una partita a scacchi. Con mosse e contromosse. Le stesse che ora scopriamo aver incendiato gli animi di chi comanda ai piani alti di Credit Suisse. Una guerra che si è fatta ancora più esplosiva col suicidio di colui che si era occupato del pedinamento di Khan, facendo da intermediario tra Credit Suisse e la società di investigazione privata ingaggiata da Bouée.

Ma la vera ragione di questo litigio qual è? Cosa avrà deteriorato i rapporti tra i due capoccia fino ad arrivare a questo punto? Ebbene, il Wall Street Journal e il Financial Times, giornali che godono entrambi di massima autorevolezza nel settore, parlano di invidie e di futili motivi. Raccontano che i due, oltre a essere colleghi, erano pure vicini di casa a Herrliberg, poco fuori da Zurigo. Dopo aver avuto inizialmente dei buoni rapporti, pare che i due abbiano litigato a inizio gennaio, nel corso di una festa a casa di Thiam. Quest’ultimo avrebbe accusato Khan dei rumori provenienti dalla sua villa in cui stavano effettuando dei lavori. Inoltre gli animi si sarebbero ulteriormente infiammati per via dell’intenzione di piantare in giardino alcuni alberi che avrebbero tolto la vista al povero Thiam. Insomma, apparentemente una dozzinale bega di paese tra confinanti irascibili e permalosi, se non fosse che qui stiamo parlando di generali e colonnelli. Di gente dall’indole violenta e spietata al comando di armate pronte a spartirsi la ricchezza globale, alla facciaccia nostra che invece siamo costretti ad accontentarci solo delle briciole.

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