Salvini e il neonazista Etter

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È Repubblica, il quotidiano italiano, a fare notare, come già noi in passato, le relazioni tra Matteo Salvini, il filonazista Roger Etter e i sovranisti russi. Un bel pastrocchio che dà la misura di che gente c’era al governo in Italia.

In un articolo, su Repubblica, si pubblica una foto che ritrae Salvini col nostrano Roger Etter, una nostra vecchia conoscenza. Etter, ex esponente UDC, era stato condannato in passato a 11 anni per tentato omicidio dell’amico Zanini, a cui aveva sottratto del denaro che aveva in gestione. La foto risale probabilmente al giugno scorso, in cui l’associazione Fratria, presieduta da Etter, aveva organizzato una conferenza con quello che era ritenuto il “Rasputin” di Putin, il sovranista Aleksandr Dugin. (leggi qui)

Il nostro infiltrato

Per quell’occasione, avevamo anche infiltrato un nostro inviato alla conferenza (leggi qui), oggi Repubblica rispolvera la questione, visto che la foto è stata postata da un ssalviniano doc, Alessandro Casali, vicesindaco di Luino. Scrive di lui Repubblica:

“Il politico balzò alle cronache nel 2015 per un exploit poco felice: nel giorno in cui nel canale di Sicilia muoiono 900 migranti (molte donne e bambini), pubblica su Facebook un volantino-fotomontaggio dal titolo “Vacanze in Italia”, con un barcone e la scritta “35 euro al giorno, vitto e alloggio, ricariche telefoniche e sigarette”.

Il fascino della camicia bruna

Bel tipino, non c’è che dire. Repubblica fa anche una descrizione abbastanza precisa di Etter:

“I giudici, che scartarono l’ipotesi dell’incidente avanzata dall’imputato, accertarono che il politico voleva uccidere l’ex amico per coprire una serie di malversazioni: Etter gestiva un conto segreto di Zanini, in dieci anni si era messo in tasca oltre 3 milioni di franchi. (…)” – e ancora- “Oggi Etter ha 59 anni. Scontata definitivamente la pena, dopo avere frequentato l’Università di Scienze economiche a Lugano si è ributtato in politica fondando l’associazione di estrema destra “Fratria”. Non una sorpresa per uno che da sempre non fa mistero della sua nostalgia per le camicie brune e il Sudafrica boero, affascinato dalla gioventù ariana, dalle armi, dalle croci celtiche e dall’iconografia della Germania hitleriana. Etter, introdotto in ambienti economici e politici russi, a sorpresa rispunta pubblicamente quest’estate a Lugano. L’11 giugno con la sua “Fratria” ospita per una conferenza pubblica Aleksandr Dugin, il filosofo postnazista, amico e consigliere di Putin, che è a fianco di Gianluca Savoini sia all’hotel Metropol di Mosca sia in tappe italiane del pensatore-scrittore (anche nella sede di CasaPound). Mentre Dugin intrattiene la platea dell’hotel Pestalozzi a Lugano, in Italia tiene banco lo scandalo Russiagate. Le manovre moscovite di Savoini con gli uomini di Putin. (…)”

Il Russiagate sempre più definito

Il cerchio del Russiagate si stringe sempre di più intorno a Salvini, che ora non ha più lo scudo dell’immunità parlamentare a difenderlo. E il filone promette bene, a inizio settembre sono saltati fuori gli interlocutori di Savoini, il tirapiedi di Salvini che aveva contrattato la fornitura di gasolio una cui percentuale del guadagno sarebbe dovuta andare alla Lega. si tratta di due fedeli di Putin, Andrej Kharchenko e Ilija Andreevich, entrambi vicini al filosofo Dugin intervenuto a Lugano e all’avvocato anch’esso vicino a Putin Vladimir Pligin.

Dunque anche un po’ di Ticino si infiltra in questi torbidi filoni, la cui matassa si spera venga sbrogliata al più presto dalla magistratura italiana.

Emanuele Fiano, del PD, non ha lasciato passare la cosa in sordina, ed ha dichiarato:

“Salvini chiarisca. Dalla destra neofascista europea ai pericolosi rapporti russi su cui deve ancora dare spiegazioni, si allunga la lista delle frequentazioni intollerabili per il leader di un partito democratico”,-e aggiunge: Il ruolo di ministro dell’Interno certo non prevede frequentazioni con esponenti di simpatie neonaziste”.

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