Svizzera, un Paese ricco di poveri

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Gli Svizzeri, per patrimonio pro capite, sono i più ricchi al mondo. Lo rivela la decima edizione del “Global Wealth Report”, il rapporto annuale di Credit Suisse. Buono a sapersi. Soprattutto se siete tra quelli costretti a tirare la cinghia, facendo sacrifici per arrivare a fine mese e pagarvi tutte le bollette.

Perché io valgo

Essere ricchi e non saperlo. Secondo il rapporto, noi valiamo in media più di mezzo milione di franchi a testa (564’650 dollari per la precisione) e dal 2000 il patrimonio per persona adulta, in Svizzera, è cresciuto del 144%. La Svizzera sarà anche il Paese più ricco al mondo, ma se osserviamo le frange più deboli della popolazione, ci accorgiamo, che così non è, infatti nel 2017, secondo l’Ufficio federale di statistica, erano più di 670’000 le persone che in Svizzera vivevano nell’indigenza. Qualcosa non torna. Ma uno Stato può definirsi ricco, quando oltre mezzo milione di suoi cittadini vive in povertà? Non vedo nulla per cui vantarsi, anzi un senso di vergogna mi assale.

Non è un Paese per giovani

La povertà è una piaga che colpisce tanti. Troppi. Anche nella nostra florida Svizzera, una frangia particolarmente colpita sono i giovani, i quali, non trovando lavoro, sono costretti a rivolgersi al sostegno sociale. Secondo uno studio commissionato alla SUPSI dal DECS, emerge che essi spesso provengono da contesti famigliari difficili e socialmente disagiati. Per loro non si tratta di una scelta formativa sbagliata, anche se più della metà non ha conseguito un titolo di studio o un diploma dopo la scuola media, bensì di una tendenza che già dall’infanzia li vedeva fruitori indiretti degli aiuti sociali. Manca un ascensore sociale e un sostegno adeguato che li aiuti a emanciparsi da una vita precaria, ricevuta in eredità, ancor prima di rimanere orfani. Molti di essi, credendo di combattere le frustrazioni attraverso delle gioie effimere e costose, chiedono prestiti facendo capo al credito privato. Cosi facendo, invece che sanare le ferite, si indebitano ulteriormente, aumentando la loro frustrazione, nutrendo il loro senso di inadeguatezza e trovandosi di fronte all’impossibilità di uscire da questo circolo vizioso. E precludendosi anche il solo pensiero di un futuro migliore.

E non è neanche un paradiso per vecchi

Gli anziani, una fascia sempre più numerosa della popolazione, che hanno lavorato una vita intera e che percepiscono solo l’AVS, arrancano ogni mese con meno di 2’000 franchi. Si parla di chi non ha né un secondo pilastro, obbligatorio dal 1985, né il terzo, una previdenza individuale facoltativa. Così cercano di sopravvivere in silenzio, senza dar troppo fastidio. Non riscaldano la casa, disdicono l’abbonamento al giornale e risparmiano sulla propria alimentazione per acquistare le scatolette di cibo per il loro gatto. Tante vite fragili che vivono un’esistenza precaria. Mettiamo che un anziano non abbia la cassa pensione e voglia preservare la sua dignità, provvedendo autonomamente alla propria sussistenza, senza chiedere aiuti vari. Non ce la fa. E così al senso di inutilità, si aggiunge anche la vergogna. Per fortuna, anche per lui, esistono degli aiuti. Uno di questi è la prestazione complementare che interviene se la sua pensione risulta insufficiente per pagare le bollette. Se però ha uno straccio di bene, guadagnato durante anni di sacrifici, gli aiuti se li scorda e insieme a quelli la possibilità di vivere serenamente la sua vecchiaia. La ricchezza di un Paese non dovrebbe essere data, oltre che dal grado di benessere economico, anche dal fatto di poter vivere dignitosamente? Dovrebbe, sì. Almeno per una volta nella vita. Almeno da anziani.

Anche morire costa troppo

Se poi l’anziano non fosse più autosufficiente o costretto a un ricovero, non si salverebbe più. Solo se è nullatenente, i figli nel frattempo l’hanno ripudiato ed è allo stremo delle sue forze, avrebbe diritto a un sussidio. In Svizzera costa tanto vivere, ma soprattutto costa troppo morire. Se poi, ancora nelle sue piene facoltà mentali, decidesse di rivolgersi a un’associazione per il suicidio assistito, anche questo modo di congedarsi in maniera dignitosa gli costerebbe un botto. Per non parlare del funerale. Se fosse un tipo orgoglioso e se lo volesse pagare lui, con la sola pensione, non ce la farebbe mai. Se invece è un egoista e lascia la fattura del funerale in eredità ai suoi discendenti, ipotecando così loro la vita, potrà scordarsi i fiori freschi sulla tomba. Non ha via di scampo. L’unica cosa che gli rimane, se non è troppo malandato, in un ultimo slancio vitale, è donarsi alla scienza. E non se ne parla più.

Dulcis in pollo

E anche in questa ricerca statistica siamo al solito mezzo pollo pro capite. Sembrerebbe che stiamo tutti bene, dimenticando che qualcuno, il pollo, lo mangia intero e qualcun altro non ne mangia affatto. Si tratta di una media matematica che ci confonde le idee e ci fa dimenticare che le persone non sono numeri. E che, finchè ci diranno quanto valiamo in cifre, la strada da percorrere sarà ancora lunga, e noi, senza accorgercene, nel frattempo abbiamo già invaso la corsia contromano

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