Test genetici: attenti a quei geni

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Chi di voi non vorrebbe sapere da dove provenivano i suoi avi? Oppure ancora quanto DNA dell’uomo di Neandethal ha nel proprio corredo genetico? E a geni “difettosi” come siamo messi? C’è forse la probabilità o peggio la certezza di una qualche malattia ereditaria all’orizzonte? Niente paura. È facile ed economico, scoprirlo. Ormai, già da qualche tempo, con poche decine di dollari, è possibile ricevere a casa vostra un kit grazie al quale, da soli, avrete la possibilità di prelevare con un tampone le cellule contenute nella saliva e quindi il DNA necessario per il vostro test personalizzato.

Certo. Le offerte, in questo senso, si rincorrono e le promesse sono di quelle che aprono la porta alle fantasie più sfrenate. Del tipo: Napoleone o Gengis Khan erano per caso vostri lontani parenti? Ma, però c’è un però. Qual è la reale validità e l’attendibilità di questi test? Stando ai moniti lanciati ancora recentemente dagli addetti ai lavori, come nel caso dello zoologo Carlo Alberto Redi che una decina di giorni fa era ospite del Liceo di Bellinzona, davvero poco.

Un buon consiglio? Mai prendere decisioni affrettate o a cuor leggero che riguardano la propria salute sulla scorta dei risultati di test genetici fai da te, fatti in casa. S’intitolava non a caso “DNA, gli inconvenienti dei test convenienti” l’articolo sull’argomento pubblicato domenica su “La Lettura” del Corriere della Sera e scritto a quattro mani da Manuela Monti e dallo zoologo Redi dell’Università di Pavia. L’esito di questi test non è per nulla sicuro e quindi il rischio è quello di sottoporsi a ulteriori esami non necessari o, al contrario, e sulla scorta dei risultati ottenuti di pensare, sbagliando, di non correre alcun pericolo.

Infatti, scoprire di essere a rischio, non significa per forza che ci si ammalerà automaticamente di quella malattia. Paradossalmente a confermarlo è perfino “23andMe”, una tra le maggiori società che offrono questi test. Un’azienda che, da tempo, si occupa di genomica e biotecnologia, il cui nome si rifà alle 23 coppie di cromosomi che sono contenute in una normale cellula umana. Un’azienda la cui attività di raccolta e analisi genetica basata sulla saliva è stata nominata invenzione dell’anno da Time nel 2008.

Ma allora perché questi test sono tanto di moda e così reclamizzati? Di sicuro perché il business alimentato da questo tipo di test è globale ed estremamente redditizio. Anche, per ironia della sorte, nella risoluzione di misteri che hanno riguardato alcuni casi giudiziari finora irrisolti. Ecco perché, secondo i ricercatori, è meglio non comprare questi test. Solo uno spreco di soldi. Senza contare le preoccupazioni per la privacy sull’uso dei propri dati al punto che l’articolo uscito domenica si chiudeva così: “Chi si mette alla ricerca di uno zio d’America è avvisato: è più alta la probabilità di trovare un più o meno lontano parente di mister Hyde, che un ricco dottor Jekyll.”

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