Ticino, 50 anni di voto alle donne

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Oggi, sabato 19 ottobre, ricorre l’anniversario dei 50 anni del voto alle donne ticinesi. Era infatti il 1969, quando il Ticino ha accolto tale diritto, due anni prima della Confederazione, la quale è stata fra le ultime nazioni a farlo.

Ticino, precursore del suffragio femminile

19 ottobre 1969, gli uomini ticinesi sono chiamati alle urne per esprimersi su di un oggetto che solo tre anni prima fu respinto. Il voto alle donne. L’oggetto passa con il 63% dei voti favorevoli e così il Ticino diventa il quinto Cantone svizzero ad accettare il principio che il voto riguardi anche le donne. Lo fa dopo Vaud, Neuchâtel, Ginevra, Basilea Città e Basilea Campagna. Già 50 anni prima, nel 1919, il Ticino era stato il primo in Svizzera a concedere alle donne capofamiglia il voto nelle Assemblee Patriziali. Nel 1868 le donne zurighesi chiedono il diritto di voto in occasione della revisione della Costituzione cantonale. Nel 1893 è invece l’associazione svizzera delle operaie a rivendicare ufficialmente il diritto di voto e di eleggibilità. Il primo partito a preoccuparsi della causa femminile è quello socialista (PS), sin dal 1904. Infine è nel 1909 che diverse associazioni per il diritto di voto alle donne costituiscono l’associazione svizzera per il suffragio femminile (ASSF).

La democrazia che negò il voto alle donne

È il 1918 quando vengono presentate in Consiglio nazionale due mozioni per il voto alle donne che saranno inviate al Consiglio federale, ma che il Governo lascerà in un cassetto. Nel 1929 ci riprova l’ASSF che consegna alla Cancelleria federale una petizione con 259’237 firme (78’840 di uomini, 170’397 di donne) raccolte da associazioni femminili, PS e dai sindacati. Anche questa volta la petizione rimarrà lettera morta. Nel 1930, con l’avvento della crisi economica, le rivendicazioni per il suffragio femminile, passano in secondo piano. Inoltre con il consolidamento delle correnti politiche conservatrici, nella società prevale il modello della donna casalinga. Nel 1968 il Consiglio federale prende in considerazione la possibilità di firmare la Convenzione dei Diritti dell’Uomo, senza però sottomettersi alla clausola concernente i diritti politici delle donne.

1971, la donna svizzera ce la fa

Messo di fronte alle proteste di massa delle associazioni femminili, il Governo organizza una nuova votazione sul tema, è così che il 7 febbraio 1971, dopo 100 anni di lotta, finalmente le donne svizzere ottengono il diritto di voto e di eleggibilità. Nel dicembre dello stesso anno, sono undici quelle pronte a prendere posto in Consiglio nazionale e una nel Consiglio degli Stati, Lise Girardin, sindaca di Ginevra, che fu anche la prima a diventare madre nel corso del suo mandato parlamentare. Da allora la Svizzera riconosce il diritto di voto alle donne, 53 anni dopo Germania e Polonia, 52 dopo Austria e Olanda, 27 dopo la Francia e 26 dopo l’Italia. Ma il diritto di voto alle donne fu introdotto nella legislazione internazionale già nel 1948 quando le Nazioni Unite adottarono la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e viene da allora considerato un diritto che sottostà alla Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna, convenzione adottata dall’Assemblea delle Nazioni Unite nel 1979 e sottoscritta da 189 Nazioni.

12 targhe per commemorare la lotta delle donne

Quest’anno, per la giornata internazionale della donna, il Parlamento svizzero ha scoperto delle targhe commemorative in onore delle prime dodici deputate entrate alle Camere federali con il diritto di voto e di eleggibilità concesso nel 1971. Le targhe, con inciso i nomi delle dodici pioniere sono state apposte sui banchi dove esse siedevano. Marina Carobbio, Presidente del Consiglio nazionale durante il suo discorso, ha ricordato: “Dodici targhe affinchè le nuove generazioni non dimentichino mai la lotta e il coraggio delle pioniere in Parlamento”. Ricordiamocelo ogni volta che abbiamo l’opportunità di votare ed esprimerci, come questo fine settimana, per le elezioni federali del 20 ottobre.

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