Truffa politica, complice Facebook

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Chi si illudeva (noi compresi) che i social network avrebbero messo un freno al pattume e alle balle che numerosi politici spammano continuamente nella Rete deve ricredersi. Il solo Trump sta spendendo indisturbato un milione di dollari a settimana per diffondere soprattutto teorie cospirazioniste e fake news, soprattutto in merito al suo impeachment.

La politica fa quello che vuole

Al giro di vite, che vede continuamente chiudere pagine legate a movimenti di estrema destra (come in Italia Casapound, Forza Nuova o addirittura Fratelli d’Italia (leggi qui sotto) ) fa da contraltare in seguito alle strane, per noi poveri mortali, e incomprensibili policy di Facebook, il “free speach”.

E cioè, dare praticamente carta bianca ai politici, non applicando alcun filtro alla propaganda elettorale.

Queste regole permettono al politico di turno, di avere una specie di immunità diplomatica che gli lascia raccontare di tutto e di più, soprattutto se appartiene a quella fascia di farabutti che sulla menzogna hanno costruito la propria fortuna. Perché? Pagano. E pagano caro, come ci dimostra Donald Trump. Un milione di dolllari a settimana è una cifra decisamente enorme, se si pensa che Cambridge Analitycs, ai tempi delle interferenze nelle elezioni USA, spendeva un milione, ma al mese, per propagandare fake news e pilotare l’lettorato USA.

E Zuckerberg intasca milioni

La politica, conscia che buona parte dello scontro elettorale e del consenso si sono spostati sui social, è oggi disposta a dirottare grandi cifre che una volta erano riservate alla propaganda tradizionale, nell’enorme calderone dei social. Se si fa un paragone con affissioni o inserzioni, i social sono molto più economici, e tutto finisce nelle tasche di Zuckerberg e soci.

Alla richiesta di alcuni, come Joe Biden, di rimuovere alcuni post palesemente falsi, Facebook si oppone, invocando ipocritamente il diritto al dibattito politico senza censure. Una nota curiosa e al contempo preoccupante, viene dalla senatrice democratica Elizabeth Warren, nemica giurata delle politiche di Zuckerberg. La senatrice ha postato a pagamento su FB la notizia che lo stesso Zuckerberg supportava la campagna di Trump. Facebook ha accettato la notizia, senza ostacolarla, un paradosso che dimostra quanto, per gente come il miliardario digitale, non abbiano nessuna o poca importanza sia l’opinione popolare sia l’etica. Leggiamo dal quotidiano online L’Inkiesta:

“…La situazione è così grave che se Zuckerberg decidesse di penalizzare Warren o qualcun altro, e magari di favorire un suo candidato, potrebbe liberamente modificare l’algoritmo di Facebook e far sparire gli uni dal dibattito politico e amplificare la voce dell’altro. …”

Un nuovo mostro all’orizzonte

Noi che abbiamo storicamente sempre tenuto d’occhio le multinazionali come Monsanto, McDonald o Nestlé, preoccupandoci per il loro strapotere, siamo oggi di fronte a un mostro da 2,3 miliardi di utenti, una struttura commerciale privata e ciclopica, gestita da una sola persona, che potrebbe, potenzialmente far sorgere o crollare governi. Una prospettiva da brivido impensabile anche solo cinque anni fa.

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