Tutti gli ottomila in sei mesi

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6 mesi e sei giorni per scalare tutte le quattordici cime da ottomila metri della Terra. Quando sbuffate perché siete arrivati in cima a una scalinata, pensate a Nirmal Purja, il nepalese superuomo. Nirmal vive sul nostro stesso pianeta, eppure c’è un abisso tra lui e noi.

Mercenario degli inglesi


Nirmal è un Gurkha. Solo chi li conosce si stupisce un po’ meno. Gli inglesi li sconfissero due secoli fa dopo cruente battaglie, da allora, ammirati dal loro coraggio e tenacia li incorporarono come mercenari nell’esercito britannico dove ancora oggi c’è un’unità d’élite (a cui è appartenuto Nirmal) composta dai piccoli nepalesi. Per molto tempo la maggiore fonte di reddito di queste tribù nepalesi, come per gli svizzeri nel Medioevo, furono i giovani soldati che giravano il mondo a uccidere e a farsi uccidere per gli inglesi.

I più attenti avranno notato, nei cimiteri di guerra italiani o francesi della seconda guerra mondiale, i kukri incrociati scolpiti su molte lapidi. Il kukri è il simbolo dei Gurkha, un grosso coltello ricurvo che sanno usare con grande maestria.

Nirmal ha compiuto un’impresa che ha dell’assurdo, che porta i limiti dell’uomo a vette, è proprio il caso di dirlo, inimmaginabili. Dagli 8091 metri dell’Annapurna, conquistato il 23 aprile di quest’anno, fino agli 8028 del Shisha Pangma raggiunto pochi giorni fa. Una cosa da fare tremare le vene dei polsi anche a Fiorenzo Dadò, che sgambetta volentieri da quelle parti.

Messner ci ha messo 16 anni

Vero è che Nirmal è stato supportato anche da attrezzature moderne, che ogni anno evolvono tecnicamente in tutti i settori sportivi, ma sminuirlo sarebbe ingiusto. Si pensi solo che il celebre Reinhold Messner ha compiuto la stessa impresa in 16 anni, tre mesi e nove giorni.

L’impresa di Nirmal ha dell’impossibile anche solo per la variabilità delle condizioni climatiche sul tetto del mondo, e moltissimi ritenevano impossibile questa scommessa. Il trentaseienne Purja non è però evidentemente uno che scommette, ma che agisce.

Nirmal ha comunque raggiunto un altro primato oltre a quello della scalata. Dopo due secoli, ha ribadito agli inglesi coloniali e a noi che quelle montagne sono sue e della sua gente, piccoli tenaci montanari nepalesi, fieri guerrieri che hanno seminato morti in tutto il mondo per l’esercito britannico. Nirmal ha in fondo solo ribadito, coi suoi enormi polmoni che gli permettono di respirare dove molti di noi quasi soffocherebbero, che quella terra è sua, per diritto genetico, per amore e per passione. Non avrà una medaglia, ma domandatevi onestamente: quanti ori può valere un’impresa del genere?

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