A Moira

Di

Un filo di trucco, non troppo. Il rossetto rosso, un vestito nero, una collana. Ti guardi allo specchio prima di partire, sorridi: si dai, così vai bene. Poi la mente corre veloce all’impegno che hai preso, che prendi da anni: Castellinaria. I giovani, il cinema. Mica ci vai a caso a presentare la serata, vero? Ti sei preparata. Hai studiato, lavorato, lo fai sempre. E chissà a volte quanto te la prendi perché magari fai troppo e chi fa troppo finisce per dare fastidio. Il senso del dovere lo sai, è quello che ci frega, ma ci fa fare anche le cose bene. Quante volte ti sei scontrata con il tuo senso del dovere? Anche stasera? Li hai scelti con cura i vestiti, sai che la tua professionalità va oltre l’immagine, però ci tieni. Infili le scarpe, un bacio al marito e poi via, a Castellinaria.

Che bel nome per un festival: castelli in aria. Onirico. C’è tanta gente. Respiri, sali sul palco per fare il tuo lavoro. Che cos’hai provato poi, subito dopo, io non lo so. Provo ad immaginare. Una parola: culo. Un’altra: tettine. Cerchi di dirti che forse non hai sentito bene. Invece no. Ha detto così. Un istante di confusione, di stordimento. Una fitta, forse, leggera, quelle che ti fanno perdere un attimo l’equilibrio davanti ad un’offesa. Senti l’imbarazzo della sala. Pesante. Poi un sorriso e la battuta pronta, che ci abbiamo messo una vita ad imparare a rispondere col tono giusto a questi qui. Perchè se ti incazzi sei un’isterica, sei eccessiva, e magari hai anche le tue cose. Se fai finta di nulla però, quelli vanno avanti, ci provano pure, e tutto sembra normale.

Cerco di immaginare come ti sei sentita dopo, quando sei rimasta sola, in auto, tornando a casa. Silenzio. Il buio aggredito dalle luci dell’autostrada. Uno sguardo furtivo allo specchietto: del rossetto è rimasta solo una traccia. Chissà che cosa hai pensato. Forse hai pensato che quella era stata una violenza bella e buona, un’offesa grave.

Gravissima.

Poi magari ti sei detta che no, alla fine dai, è un cretino e basta. Quante di noi oscillano tra questi due pensieri? Quante volte ci diciamo che abbiamo fatto bene a prenderla alla leggera? A non metterla giù dura?

Chissà chi ce lo ha insegnato. Chissà chi ci ha detto che bisognava fare le brave. Forse sono domande che ti sei fatta, a casa, al buio, seduta sul divano, cercando di sbrogliare la matassa di quanto era successo.

Io ti immagino così, ma non lo so. Perdonami. Ti vedo che ti strucchi, stanca. Ti infili piano nel letto, tiri su il piumone, una carezza al tuo compagno, poi ti giri dall’altra parte. I pensieri si accavallano, poi piano piano si allontanano. I volti si confondono, le parole si perdono. Gli occhi si chiudono. E domani si ricomincia.

Un filo di trucco, una collana, un foulard.

E via.

A testa alta.

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