Alvin torna in Italia dal papà

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È finito l’incubo nel campo prigionieri dei terroristi dell’Isis. Il piccolo Alvin Berisha, quel bambino albanese che viveva in Italia e di cui vi avevamo raccontato la triste storia documentata in una puntata dell’emissione di Italia 1 “Le Iene”, ha potuto lasciare il campo di prigionia dei terroristi dell’Isis in Siria e sta per raggiungere il papà e le sorelline in Italia. (leggi qui sotto)

Via dall’inferno

La notizia è è stata battuta questa mattina dall’agenzia italiana Adnkronos. Grazie al certosino lavoro di intelligence del Servizio Cooperazione Internazionale di Polizia (SCIP) del Ministero italiano dell’Interno Alvin Berisha,11 anni, strappato alla sua vita e ai suoi affetti nel 2014 dalla mamma che si era convertita all’islam radicale e era partita con lui per la Siria a raggiungere i ranghi dell’Isis e diventare una foreign fighter, ha potuto finalmente lasciare il campo di prigionia del nord della Siria. Si trova ora in sicurezza all’Ambasciata italiana di Beirut in attesa di essere rimpatriato in Italia.

Nel campo profughi di Al Hol, controllato dai curdi e che ospita 70mila persone in prevalenza mogli – tante vedove – e figli di combattenti jihadisti imprigionati, il piccolo Alvin diventato orfano mesi fa dopo che la mamma e il nuovo compagno e i due figli avuti da lui morirono in un bombardamento ha vissuto un inferno. Lui stesso ferito ad un piede, zoppicava vistosamente quando nello scorso settembre il papà accompagnato da un giornalista di “Le Iene” lo ha riabbracciato cinque anni dopo il suo rapimento da parte della mamma.

E i nostri bambini, cosa farà la Svizzera?

La speranza di riportare con sé il figlio in Italia si era però infranta sullo scoglio degli ostacoli burocratici, il bambino non essendo italiano e la sua uscita dal campo dovendo sottostare ad un’approvazione delle autorità albanesi. Lo Scip ha quindi informato il Ministero italiano degli esteri che ha avvisato il suo omologo albanese il quale ha subito coinvolto il suo Ministero dell’Interno. Le autorità albanesi hanno quindi dato l’autorizzazione all’uscita del loro piccolo connazionale dalla Siria. Grazie all’aiuto della Croce Rossa Internazionale, unica ad operare presso il campo Al Hol, la quale si è subito attivata con la corrispettiva Mezzaluna Rossa, Alvin, munito del necessario documento, è stato quindi trasportato dal campo profughi fino a Damasco e quindi fino al confine con il Libano “con tutti i pericoli nell’attraversare un territorio in guerra” precisa Adnkronos. Giunto sano e salvo al confine, il piccolo Alvin è stato preso in consegna da un dirigente della Polizia di Stato dello Scip che insieme alla Croce Rossa italiana, ai Carabinieri e ad una delegazione del governo albanese l’ha condotto sino all’Ambasciata italiana di Beirut dove partirà alla volta dell’Italia. A casa lo aspettano il papà Afrim e le sorelline.

Lieto fine quindi per Alvin e tanto di cappello per il lavoro della Polizia italiana. Vogliamo ora sperare che i bambini delle donne svizzere che hanno raggiunto i mariti, foreign fighters, in Siria, siano anche loro al più presto, rimpatriati dalla Confederazione. Poiché come Alvin non hanno nessuna colpa delle scelte dei loro genitori e come Alvin, in quei campi di morte e di miseria, vivono l’inferno.

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