Berlino, un muro tra affetti

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Giovani, idealisti e un po’ incoscienti, decidiamo di partire per assistere alla caduta del Muro di Berlino, quel muro che per 28 anni ha diviso la città e le persone dai propri affetti.

Mattoni di storia

Il muro di Berlino, una fortificazione alta 3,6 metri era costituita da due muri paralleli di cemento armato separati a loro volta dalla “striscia della morte” larga alcune decine di metri. Eretto nel 1961 dal governo della Germania orientale per bloccare la libera circolazione tra est ed ovest e impedire le fughe di massa dei cittadini da un regime totalitario, era considerato il simbolo della Cortina di Ferro e tra il 1949 e il 1961 due milioni e mezzo di persone fuggirono alla ricerca dei propri cari e di una vita migliore. Il 23 agosto 1989 l’Ungheria aveva aperto le proprie frontiere con l’Austria, dando la possibilità di espatriare in Occidente ai tedeschi dell’est. Nel 1989, l’allora segretario del partito comunista Michail Gorbaciov, stava promuovendo una riforma politica che permise la graduale riapertura dei confini.

Rabbia e dolore

1989, inizio novembre. Nell’aria si sente che sta per accadere qualcosa, qualcosa di grande che lascerà il segno. I nostri amici di Berlino ci raccontano dei disordini di quelle ultime settimane e delle manifestazioni che stanno coinvolgendo l’intera città. Tutto è a soqquadro, la polizia non riesce più a contenere la rabbia dei manifestanti. È troppo grande e soprattutto lecita. Alla radio si sentono notizie frammentarie. Nessuna emozione. Senza sentire le emozioni, le notizie ci passano via così, tra un “passami il sale” e l’altro. Noi però abbiamo la fortuna di sentire la forza della ribellione e di vivere le emozioni attraverso i loro racconti dai quali traspare rabbia e dolore. La gente è stanca, non ce la fa più a essere separata fisicamente da un muro e ad vivere con una libertà limitata. Troppi sono stati i morti ammazzati dalle guardie, negli anni, lungo la “striscia della morte”. Morti per il desiderio di vedere un caro o poter tentare di raggiungere una vita migliore aldilà del muro. Succederà qualcosa, deve succedere qualcosa.

Voglia di partire

Il 7 novembre, partiamo in cinque su una Seat Ibiza stracolma, alla volta di Berlino, vogliamo essere con loro in questo momento. Il viaggio è lungo, ma il tempo passa veloce, Marco, l’addetto alla musica, cambia le cassette dello stereo. Si discute, si mangia, ci si ferma solo per piccole soste. L’emozione è tanta e non vogliamo perderci nulla. Arriviamo a Berlino dopo dieci ore di guida alternata. La città è in fermento, le stazioni ferroviarie stracolme e fuori fa un freddo gelido. Trascorriamo la notte a Kreuzberg, in una ex fabbrica di cioccolata, dai locali alti, profumo di caffè e vita comunitaria. Siamo stanchi, ma partecipiamo ai preparativi, domani, 9 novembre, si parte a piedi e si va verso la Ostbahnhof.

Il cielo sopra Berlino

Il freddo si fa sentire, si bivacca e si beve thé. La folla si accalca lungo il perimetro del muro, qualcuno si sente male. Si attende. E a un certo punto si vedono sbucare delle teste da sopra il muro. “Arrivano da Berlino Est”, grida qualcuno, e allora la gente si arrampica per raggiungerli e abbracciarli. Sembra quasi di sentire il profumo della primavera sopra il cielo di Berlino. Hanno appena passato un comunicato alla radio. Non si riesce a capire cosa stia succedendo. Apprendiamo più tardi che il 9 novembre, dopo diverse settimane di disordini e manifestazioni, il governo della Germania dell’Est annuncia che le visite a Berlino ovest saranno presto permesse. Ed è dopo questo annuncio che molti cittadini dell’Est decidono di arrampicarsi sul muro e lo superano. Lo fanno per raggiungere gli abitanti della Germania Ovest, in un’atmosfera di commozione e festa. Io ero lì, ma difficilmente si riesce a descrivere la gioia e la forza della libertà ritrovata. Si canta e si balla. Ci uniamo al coro. Un modo per stare insieme, per sostenersi e per condividere quell’emozione, troppo grande per viverla da soli.

La caduta del muro

Le folle, si sa, smuovono le montagne e in quel periodo s’era fatto molto per raggiungere la libertà negata per anni. C’era però ancora un doppio muro di cemento armato lungo 144 metri che impediva fisicamente il processo di riunificazione e che attraversava per 44 km Berlino. Nelle settimane successive al 9 novembre, piccole parti di quel muro furono demolite per la folla e poi con un’attrezzatura adeguata si abbatté tutto quello che rimaneva. Vi fu una grande luce, la luce della libertà, senza paura e soprattutto senza il rischio di essere ammazzati. In quell’anno, si decretò la fine della guerra fredda e si aprì la strada per la riunificazione tedesca che fu formalmente conclusa il 3 ottobre 1990. Perché, ancora una volta, alla fine la storia siamo noi. Con le nostre scelte. I nostri attimi di immobilità. Le nostre incertezze. Le nostre passioni. La nostra forza e il nostro coraggio. E tutto questo nessuno ce lo potrà togliere. Mai.

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