Cibo, un writer buongustaio

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Si chiama Paolo Spinazzè, in arte Cibo, e nella vita lui fa graffiti di strada. Non i soliti. Cibo ripulisce i muri dalle svastiche, da altri simboli nazisti e da tutte le frasi che inneggiano all’odio e al razzismo. Copre l’odio con l’arte. E lo fa nella sua Verona. Ridonando così una luce nuova alla sua città.

Tutto si cancella

“Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”, lo aveva detto a suo tempo Lavoisier. E quindi Cibo, nel suo piccolo ha avviato una battaglia di civiltà, combattere odio e discriminazione sui muri di Verona. Coprendo l’odio e il razzismo che imperversano sui muri della città veneta con le sue opere d’arte a sfondo culinario-gastronomico. Le frasi razziste si trasformano in wurstel rosa fluo, le svastiche in cupcakes e le croci celtiche in lecca-lecca, la minaccia intimidatoria diventa una zucchina, il messaggio d’odio degli asparagi e il Parmigiano prende forma sopra a un insulto razzista. Paolo Spinazzè ha trasformato il vomito di certa destra razzista e omofoba con il vizio del graffito in qualcosa che tutti amiamo. Qualcosa che ci seduce con i colori, che ci ammalia con odori e sapori e ci avvolge nei giorni di sconforto. Il cibo.

Verona la nera

“Per noi scaligeri è folclore che un consigliere faccia il saluto romano in consiglio comunale, oppure cancelli i murales sul femminicidio, o sindaci che sminuiscono atteggiamenti razzisti. Le istituzioni hanno perso il valore della parola, la memoria e il rispetto. Verona è ostaggio di queste persone”, dice l’artista. E ancora “Noi Veronesi di cuore e cultura siamo assediati dall’odio, ma non per questo deve passarci l’appetito, anzi! Per quel che mi riguarda ho sempre molta fame! Un consiglio: siate la persona che volete incontrare.” Anche a Verona, nera per antonomasia.

Il lato gustoso dell’antifascismo

“E coi secchi di vernice coloriamo tutti i muri, case, vicoli e palazzi” cantava Riccardo Cocciante, uno che di proprio di sinistra non era. L’attività sociale e politica di Cibo, attraverso spray e stencil, si connota dal 2015, con una pioggia di pasticcini, salamelle, pezzi di formaggio, fette di torta e ortaggi al posto dei simboli nazifascisti, e, questa sua manifestazione artistica, è stata battezzata “Il lato gustoso dell’antifascismo”. Tutto è iniziato con un “Tito boia” cancellato con un wurstel rosa fluo, da lì coprire gli insulti con cibo frutta e natura è stato come sedersi a tavola di fronte a un bel piatto ancora fumante di pappardelle al ragù di cinghiale. Dove c’erano svastiche ora c’è il genio di Cibo. “Sono spaventato ma non mi arrendo: è una questione d’impegnoC’è chi vuole picchiarmi. Con la violenza vincerebbero. Con i colori vinco io”. Un pugno nello stomaco per i neofascisti presenti in gran numero in città. E infatti.

La città dell’amore eterno

Nella città shakesperiana dell’amore eterno, con il balcone più famoso al mondo, Cibo, la mattina dello scorso due novembre si sveglia di soprassalto. Un gran botto. Un’esplosione. Hanno messo una bomba carta sotto la sua auto. Una minaccia. Un atto intimidatorio. Una nuova ritorsione. Di quelli che solo i vigliacchi sanno fare. Qualche giorno dopo denuncia la cosa ai carabinieri. “Purtroppo Verona è ostaggio di queste persone, ma la cosa grave è che questo odio trova copertura nella politica locale” dice l’artista. E come Verona, tantissime altre città devono fare i conti con odio, razzismo, discriminazione e mezzi uomini politici. Ma non tutte hanno la fortuna di poter contare su di un artista come Cibo per contrastarli. Per questo motivo tutti noi volendo potremmo pensare di sostituirci a lui. Avrei in mente certi banchetti luculliani coi quali coprire e annientare insulti, messaggi insulsi carichi d’odio che “La Grande Abbuffata” in confronto sarebbe una barzelletta. Forza, apparecchiamo la tavola!

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