Cronaca di una morte evitabile

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La morte della donna macedone di 39 anni uccisa a colpi di pistola da un marito geloso e possessivo fino all’ossessione poteva essere evitata? Quello che si può dire a tre anni e mezzo da quel tragico fatto di sangue e all’indomani della condanna dell’uxoricida a 18 anni di reclusione è che, se non evitabile, questa era stata una morte annunciata.

Meglio morta che con un altro

Lui la preferiva morta piuttosto che vederla rifarsi una vita, casomai con un altro. Glielo aveva detto a suon di sms minacciosi “se non torni con me, ti ammazzo”. In poco più di tre mesi di separazione, la vittima, una macedone 39enne, ne aveva ricevuti 514 di quei messaggi da parte di quel marito disperato, anch’egli macedone e di 17 anni più anziano. Un uomo rimasto con la mentalità della sua terra, lo disse anche durante il processo davanti alla Corte delle Assise criminali di Lugano … “da noi comanda l’uomo” … un uomo che non si era rassegnato alla separazione, chiesta dalla donna sposata in seconde nozze dopo la morte della prima moglie.

Un ennesimo femminicidio quello di Ascona, commesso a sangue freddo, una mattina, in pieno centro, sulla rampa dell’autosilo, dove il 56enne scaricò la sua pistola ben dieci volte contro la moglie prima di girarla contro se stesso. Suicidio mancato, però. Una morte annunciata quella della povera vittima terrorizzata durante tre mesi di incubo fatti di inseguimenti anche in piena notte, agguati, telefonate, messaggi di ogni tipo. Una morte che avrebbe potuto, forse, essere evitata se la donna fosse stata protetta.

“Inutile e controproducente”

Al marito era stata significata un’ingiunzione legale: non poteva avvicinarsi alla moglie a più di 300 metri! Ma concretamente cosa significa un’ingiunzione di questo tipo? Ne abbiamo parlato con un avvocato di Lugano che ha tenuto a conservare l’anonimato, una delle sue clienti trovandosi in una situazione quasi paragonabile a quella della vittima di Ascona: “L’ingiunzione legale, spesso pronunciata in Svizzera contro dei mariti violenti è ridicola poiché totalmente inutile e controproducente” scatta il legale. “Come si fa a controllare se il soggetto colpito da quel divieto lo rispetta? È assolutamente impossibile fare seguire la persona in tutti i suoi spostamenti da un agente di polizia e quando succede, come nel caso dell’omicidio di Ascona, che l’uomo viola il divieto di avvicinarsi, nella maggior parte dei casi è già troppo tardi!” L’avvocato luganese ritiene che le donne dovrebbero essere maggiormente protette dalla legge contro i mariti o compagni violenti: “Basta vedere” ci dice, “il numero molto elevato di casi di femminicidi in Svizzera e in Europa in generale”. La sua cliente, ci racconta, è stata appena fatta entrare in una struttura protetta, in un luogo nascosto: “Infatti, malgrado la famosa ingiunzione”, ironizza, “il marito stava diventando davvero pericoloso e non abbiamo voluto rischiare, ora però questa donna non potrà trascorrere il resto della sua vita nascosta, intanto abbiamo salvato il salvabile, poi si vedrà, tante volte il tempo è buon consigliere …”

La vittima di Ascona non ha avuto la stessa fortuna. È morta in modo atroce a 39 anni soltanto, lasciando orfana una figlia. Il marito che, ieri in aula, ha detto che rimpiangerà il suo gesto per il resto della sua vita, trascorrerà i prossimi 18 anni dietro le sbarre della Stampa. Prima di essere espulso verso la Macedonia.

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