Dire basta non basterà mai

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Cori razzisti contro Balotelli e anche contro altri giocatori, frasi razziste nei campetti dei pulcini. Il degrado razzista si sta mangiando la nostra società.

C’è chi dice che in questa storia ci sono troppi “si ma…”. In tutte queste storie ci sono, diventano folti, onnipresenti, sono l’alibi verbale immediato di ogni atto che dovrebbe invece suscitare vergogna.

Il grido di una madre


I cori razzisti contro Mario Balotelli nella partita Verona-Brescia di domenica scorsa, non sono nemmeno una novità. Non sono una novità per nessun giocatore di colore, dalla quarta divisione alla serie A, dai campi di periferia alle squadre dei pulcini. Dello stesso giorno, infatti, è il grido “negro di merda” di una madre in una partita in Brianza. Aurora Desio-Sonvicese, un sabato pomeriggio su campetti di periferia, con squadre i cui nomi appartengono alla galassia dei paesini della pianura padana.

Il grido di una madre dagli spalti, mica dalla curva degli ultras del Verona, che naturalmente non sono razzisti, non lo sono mai. 


“si ma…” Balotelli provoca anche lui. “Si ma…” i veronesi non sono razzisti, lo garantisce il presidente, poi sentiamo le dichiarazioni del capo ultras del Verona Luca Castellini e troviamo esattamente quello che ci aspettiamo di trovare, quello che sappiamo c’è in fondo a una pozzanghera fangosa senza bisogno di infilarci la mano:


“Balotelli è italiano perché ha la cittadinanza italiana, ma non potrà mai essere del tutto italiano” e ancora “Ci sono problemi a dire la parola negro? Mi viene a prendere la Commissione Segre perché chiamo uno negro? Mi vengono a suonare il campanello?”

Gente da pozzanghera


Ci sono e non hanno più vergogna, ormai lo si sa. Poi ci sono i benpensanti, le società che stentano ad andare contro a certa feccia ultras, che vanno avanti coi “si ma…” di alibi. Balotelli è stanco e si sente, ma è anche uno che combatte, tutto si può dire ma non che Mario è uno supino, uno sottomesso. Domenica scorsa, in partita, prende il pallone e lo calcia violentemente contro chi intona i cori. Un colpo nemmeno tanto metaforico. Un disprezzo rispedito al mittente. 

Scrive Mario Balotelli sui social:


“Qua amici miei non c’entra più il calcio, state insinuando a situazioni sociali e storiche più grandi di voi, piccoli esseri.” “Qua state impazzendo, ignoranti, siete la rovina. Però quando Mario faceva e vi garantisco farà ancora gol per l’Italia, vi sta bene, vero? Le ‘persone’ così vanno radiate dalla società, non solo dal calcio. Basta mandar giù ora. Basta lasciar stare. Basta. Basta”.


Basta lasciar stare, basta coi “si ma…”. Queste tensioni sociali portano poi alla rabbia, ai pogrom, ai linciaggi, al terrorismo. Questa stupidità latente, perché Castellini e i suoi sono stupidi, su questo non c’è dubbio, porta solo male alla nostra società. L’ignoranza fangosa che sorge dal fondo della pozzanghera è il male di questa struttura malata, che ora, come nel caso del bimbo brianzolo, va ormai a colpire tutti anche nei campi di periferia, nei bar, per le strade. 

Ha fatto bene a calciare quella palla Balotelli? Non so, forse bisognerebbe parlare, discutere, cercare soluzioni, ma penso che se fossi stato su quel campo accanto a lui, lo avrei fatto anche io, perché siamo stanchi tutti degli schizzi di fango. E dire basta, purtroppo non basterà mai.

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