Dopo 171 anni, è tempo di cambiare

Di

Bernardo Pfiffer, Giuseppe Curti, Domenico Pedrazzi, Natale Vicari, A. Domenico Galli, Giovan Battista Ramelli, Ambrogio Bertoni, Giovanni Airoldi, Giacomo Luvini, Giovanni Battista Pioda, Carlo Battaglini. Primo indizio: non è la formazione di una squadra di calcio. Riprendiamo: Cristoforo Motta, Benigno Zaccheo, Sebastiano Beroldingen, Costantino Monighetti, Antonio Bossi, Ernesto Bruni, Carlo Olgiati, Augusto Fogliardi, Carl’Antonio Forni, Alessandro Franchini, Agostino Demarchi, Leone de Stoppani, Giuseppe Fratecolla, Luigi Bolla, Carlo Dotta, Paolo Mordasini, A. Giovanni Jauch, Costantino Bernasconi. Secondo indizio: non è un coro di voci maschili. Proseguiamo: Ermenegildo Rossi, Alberto Franzoni, Giovanni Reali, Giovacchino Respini, Francesco Balli, Agostino Soldati, Giovanni Lurati, Rinaldo Simen, Antonio Battaglini, Adolfo Soldini, Stefano Gabuzzi, Emilio Bossi, Brenno Bertoni, Arnaldo Luigi Bolla, Antonio Luigi Riva, Bixio Bossi, Antonio Antognini, Ferruccio Bolla, Alberto Stefani.

Qui sopra elencati in rigoroso ordine cronologico sono i primi 48 ticinesi che hanno rappresentato il nostro cantone al Consiglio degli Stati dal 1848, anno in cui venne creata la Camera alta, fino al 1971, anno in cui gli svizzeri accettarono il diritto di voto e eleggibilità delle donne a livello federale.

Dal 1971 fino ad oggi il Ticino è stato poi rappresentato agli Stati da Ferruccio Bolla, Alberto Stefani, Franco Masoni, Luigi Generali, Camillo Jelmini, Giorgio Morniroli, Sergio Salvioni, Renzo Respini, Dick Marty, Filippo Lombardi e Fabio Abate. 11 ulteriori uomini, per un totale di 59 uomini a fronte di zero donne in 171 anni di presenza del Ticino al Consiglio degli Stati.

Il fatto che tutti i nostri rappresentanti siano finora stati uomini non è una colpa o peggio un’accusa di incompetenza. Chiunque si mette a disposizione per la cosa pubblica merita grande rispetto per il proprio impegno e la propria dedizione. Guardando al presente e alla legislatura che si aprirà a breve è però necessario cambiare, se vogliamo che la politica sia conseguente con il compito di equa e bilanciata rappresentanza della cittadinanza.

Domenica prossima abbiamo l’occasione di partecipare a questo cambiamento. Votando per Marina Carobbio Guscetti possiamo scrivere il primo di numerosi nomi femminili in questa lista e portare finalmente agli Stati anche la voce dell’altra metà del Ticino, finora dimenticata nell’ombra.

Marina va votata non solo perché unica donna ancora in lizza per uno dei due seggi alla Camera alta, ma per le sue ben note qualità e la sua passione politica che altri hanno ricordato pubblicamente prima di me. La Costituzione federale nel suo preambolo ricorda i valori della coesione interna del Paese, della libertà, della democrazia, dell’indipendenza, della pace, della solidarietà, dell’apertura al mondo, della responsabilità verso le generazioni future e dell’attenzione verso i più deboli: Marina Carobbio Guscetti incarna appieno questi valori e questi obiettivi ed è quindi ora che, dopo 171 anni di dominio maschile, ci sia anche lei a rappresentarci in qualità di prima donna ticinese al Consiglio degli Stati.

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