Dubochet e il suo Nobel per clima

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C’è anche un premio Nobel svizzero tra i ricercatori che con una lettera aperta hanno aspramente criticato la condotta fin qui tenuta dal Consiglio federale riguardo alla politica climatica e ambientale. Il nocciolo della questione riportato nero su bianco è il seguente: “Il Consiglio federale, come altri governi, non è in grado di adottare misure efficaci, rapide e nuove per contrastare la crisi climatica e ambientale, la cui urgenza si manifesta ogni giorno. Questa inerzia non può più essere tollerata.” Un’inerzia e un’inadeguatezza che vanno denunciare sostenendo perfino la disobbedienza civile e rivendicazioni promosse da Extinction Rebellion.

Classe 1942, nato ad Aigle nel canton Vaud, prima che gli attribuissero il premio Nobel, Jacques Dubochet era soltanto uno dei tanti ricercatori e insegnati noti nella cerchia ristretta del mondo accademico e della chimica. Ma poi, un bel mattino, tutto cambia per sempre. Era il 4 ottobre di tre anni fa, quando la vita di questo professore emerito dell’Università di Losanna, finisce sotto i riflettori dei media svizzeri e internazionale per essersi aggiudicato il più prestigioso tra i premi che annualmente vengono assegnati ai chimici e non solo. Il Nobel appunto.

Le sue ricerche sono riuscite a risolvere tutta una serie di problemi legati alla microscopia elettronica, con importanti ricadute registrate perfino in ambito medico. Tutto ciò grazie alla creazione di uno strato di acqua attorno alle molecole analizzate al microscopio, uno strato d’acqua molto fredda, al punto da non essere nemmeno più ghiacciata ma addirittura vetrificata. Insomma, per certi versi, così come in più di un’occasione ha sottolineato con una punta d’ironia lo stesso Dubochet, quel che lo portato al Nobel è stata “la scoperta dell’acqua fredda”.

Persona alla mano, impegnato da sempre politicamente e sempre presente, soprattutto a Losanna, nelle marce per il clima, Dubochet ha ben chiaro qual è il nostro presente, così come peraltro si legge nella lettera che raccoglie anche la sua adesione. “La casa è in fiamme e ci congratuliamo a vicenda che il bambino ha fatto un passo nella giusta direzione verso l’uscita.” Così, di fronte a un governo che abdica rispetto al proprio compito, risulta giustificata e accettabile perfino il sostegno dichiarato al movimento Extinction Rebellion che, in maniera non violenta ma decisa, con azioni mirate si batte sempre di più, in tutto il mondo, per evitare i cambiamenti climatici, fermare la perdita di biodiversità, scongiurando il collasso ecologico e l’estinzione del genere umano.

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