Fame e spreco, due scandali e un paradosso

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Ogni anno, nel mondo, un terzo di tutto il cibo prodotto per l’uomo, di cui l’80% ancora buono, viene gettato via. Finisce nella pattumiera. Nel frattempo, un miliardo di persone soffre la fame e 5’000 bambini muoiono ogni giorno a causa della denutrizione. Un inaccettabile paradosso del nostro tempo, ma anche il più grande problema attuale la cui soluzione è davvero a portata di mano.

Psicopatologia della quotidianità

Nelle società occidentali in cui il cancro del consumismo produce omologazione di massa, lo spreco alimentare sembrerebbe inevitabile. In effetti sono più di un miliardo le tonnellate di alimenti che ogni anno finiscono nell’immondizia. Un quinto proviene direttamente dai Paesi industrializzati (220 milioni di tonnellate), una cifra che da sola sarebbe in grado di sfamare tutta l’Africa subsahariana. Roba che oltre a farci venire il mal di pancia, dovrebbe farci seriamente riflettere. L’UE, per quantità di cibo sprecato all’anno, risulta essere sopra la media con ben 180 kg pro capite. Con l’Olanda a 579 kg e 44Kg la Grecia. Il cibo viene cioè acquistato, non consumato e poi buttato via.

Se riuscissimo a recuperare gli sprechi che riguardano tutti i passaggi – dalla coltivazione alla tavola – e che colpiscono indistintamente tutti i paesi, saremmo in grado di sfamare 2 miliardi di persone e a ridurre il consumo delle materie prime e dell’energia necessaria per tutti quei processi legati all’alimentazione. Facessimo tutto ciò, significherebbe contribuire a salvare il Pianeta. Magnifico. E allora perché non lo facciamo? In fondo dipende solo da noi, riuscirci.

Idiosincrasia collettiva

Lo spreco è anche un inaccettabile paradosso del nostro tempo. I consumatori, quindi tutti noi, siamo la causa principale dello spreco di cibo. Infatti alcuni prodotti vengono scartati per motivi estetici, dato che potrebbero non incontrare il gradimento del consumatore. Ancora una volta noi. Anche perché gli sprechi avvengono principalmente nei Paesi ricchi. È lì dove il problema si concentra. Alla fine della catena del cibo. Ed è spesso da imputare alle nostre cattive abitudini nel fare la spesa, alla tendenza nel servire porzioni troppo abbondanti di cibo e alle promozioni che ci spingono a comprare più alimenti del necessario. E qui siamo di nuovo noi e ancora noi che potremmo ridurre gli sprechi. I nostri sprechi.

Lo spreco siamo noi

Insomma, sta diluviando e noi ancora lì che vediamo il sole splendere. La metà di tutte le perdite alimentari avviene nelle nostre economie domestiche. Il cibo prodotto ma non consumato genera inutili emissioni di CO2, una perdita di biodiversità e uno smodato consumo di superfici coltivabili e acqua. La trasformazione degli alimenti è responsabile del 30% dell’impatto ambientale e ogni fase della catena di produzione produce più emissioni di CO2 della precedente. Segno tangibile della poca sensibilità e di una scarsa consapevolezza del valore delle derrate alimentari oltre che di un’inesistente abitudine al riciclo degli avanzi, oltre che di una mancata percezione dei propri rifiuti ma anche di una conoscenza insufficiente delle scadenze e dei metodi di conservazione. E questo è sempre e ancora tutto merito nostro. Siamo solo noi a potercene vantare.

Il riciclo dello spreco

Siamo a pochi metri dal baratro, di fronte a un ultimatum che non possiamo più ignorare. Si organizzano campagne di recupero da parte di ONG e organizzazioni spontanee di cittadini, ma in questa realtà, combattere lo spreco alla radice è possibile solo restituendo valore al cibo e a chi lo produce. Possiamo contribuire comprando prodotti di stagione da produttori locali e imparare l’arte della cucina di recupero utilizzando avanzi e scarti. Sì, ma come?

Buon app con la App

A tal proposito esistono diverse App, “To Good To Go”, è una di queste, ora presente anche in Ticino, conta più di 1’300 collaboratori in tutta la Svizzera. Essa indica dove si possono trovare alimenti freschi o preparati, che punti vendita e ristoranti gettano a fine giornata. L’ultima apparsa in ordine di tempo a Barcellona è “Soy comida perfecta”, un negozio online che raccoglie confezioni ammaccate o con le etichette capovolte, prodotti vicini alla scadenza e frutta e verdura che non rientrano nei canoni estetici richiesti dal consumatore tipo. Ora è possibile acquistarli online con l’80% di sconto. Grazie a queste iniziative si è finalmente riusciti a tradurre lo spreco in opportunità. Ciò sta a dimostrare che le misure di prevenzione alla fine della catena alimentare, sono molto importanti dal punto di vista ambientale e che l’ottimizzazione delle perdite può generare un circolo virtuoso e produrre del beneficio ambientale.

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