Giustizia per Stefano

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Ci sono voluti dieci anni. Dieci, infiniti, anni di omertà, falsità, depistaggi, fango, calunnie. Ma, alla fine, per la prima volta, possiamo pronunciare ad alta voce quella parola: Giustizia.

Quello di Stefano Cucchi fu omicidio di Stato. Lo ha stabilito questa sera la Corte d’Assise di Roma nell’aula bunker di Rebibbia, condannando due carabinieri a 12 anni di carcere con l‘accusa di omicidio preterintenzionale per il pestaggio di quella maledetta notte di ottobre.

E ora, miserabili sciacalli, chiedete scusa a questa straordinaria donna che, sola contro tutti, contro lo Stato, contro l’intera Arma, spesso contro interi governi, in questi dieci anni non ha mai smesso di lottare per suo fratello e per la verità, anche quando tutto sembrava perduto. Lo ha fatto a costo della della salute, mentre ogni giorno, per dieci anni, le dicevano che “faceva schifo”, che “Stefano era un tossico”, che “se l’era cercata”, che “nessuno si deve permettere di infangare l’Arma”.

Questa vittoria è di Stefano, di Ilaria, di mamma e papà Cucchi, di chi ha avuto il coraggio di frangere quel muro di omertà a rischio della vita e della carriera. Ma anche di chi, come noi, continua a credere nel diritto di ognuno ad essere trattato come un essere umano. Sempre. Ovunque. Specie quando è sotto custodia dello Stato. Di tutti noi.

Grazie Ilaria. Oggi hai scritto la storia. Hai dimostrato con il tuo corpo che non esiste battaglia troppo difficile da non poter essere combattuta. Montagna troppo alta da non poter essere scalata. Sei uno straordinario esempio di coraggio e di verità per questo martoriato Paese. Hai ragione: “Stefano ora può riposare”.

E ora chi è che fa schifo?

Lorenzo Tosa

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