Gysin-Romano, la guerra dei vini

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Simpatico siparietto su Facebook oggi tra Greta Gysin, neoeletta deputata verde al nazionale, e il collega Marco Romano del PPD. Il parlamentare popolare democratico, evidentemente non pago di aver salvato il sedere, se la prende con la Gysin che all’assemblea dei delegati Verdi brandiva un calice di vino non identificato.

Lunghe e laboriose ricerche e l’aiuto di una graziosa talpa ci hanno permesso di presumere che la bottiglia sollevata da un collega sia un prosecco Bio di Coop, di origine italiana.

Ed è questo che amareggia e inacidisce, come un barbera lasciato aperto per due settimane, il piccolo Romano. Ma sentiamo che scrive Marco:

“Dalla bottiglia sembra proprio prosecco (se sbaglio mi scuso): prodotto non propriamente locale, import sicuramente non privo di conseguenze ambientali. Perché non prendere qualcosa di local e sostenere la nostra realtà? Questione di coerenza” e prosegue “Non è contestazione, ma un’osservazione in difesa di una categoria rilevante del Paese che produce e vende a livello locale. Oh cribbio, dal vostro fronte si può commentare/discutere ogni azione, sull’altro bisogna tacere? L’abbiamo detto tutta la campagna: inizia dai piccoli gesti!”

Traduzione: “Non è contestazione ma non avevo un piffero da fare, e poi noi PPD siamo sensibili agli alcolici, lo dimostra la passione del nostro consigliere agli Stati Lombardi, a cui hanno pure tolto la patente.”


Già, ma che pensa l’ingenua Greta? Di cavarsela a buon mercato col fatto che il vino incriminato sia Bio? Raffazzonata e pregna di sensi di colpa l’inutile difesa della Gysin, che devastata dalle accuse di Romano e platealmente piena di rimorsi reagisce scomposta:


“HELP! Visto che non lo conosce, aiuti anche tu Marco Romano a scoprire il fantastico mondo dei vini spumanti svizzeri? Ad esempio il sublime Blanc de blanc, di Gianfranco Chiesa della Vini Rovio, con cui domenica ho brindato in famiglia.”


Facile parlare così dopo il disastro, che ha probabilmente contribuito a un crollo notevole nelle vendite di prosecco elvetico, ormai agonizzanti. D’altronde la storia ci insegna che anche i primanostristi UDC, indulgono spesso e volentieri in italiche libagioni (leggi qui sotto)

Scherzi a parte, guardiamoci nelle palle degli occhi, se Greta e Marco fossero dei vini, la flessuosa e astuta verde sarebbe un Riesling Silvaner del 2011(ottima annata), vino aromatico e delicato, atto alla meditazione e a momenti di relax , poco acido, fruttato e con vago sapore di moscato.

L’acido e collerico Romano invece sarebbe un aceto di vino da 2.95 alla Migros.

Buono per condirci la cicoria e il radicchio.

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