La musica stonata dei cori razzisti

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È tollerabile, nel calcio, essere espulsi solo perché si reagisce a sequele di insulti e improperi?

Decisamente sì, è quello che è successo recentemente, durante l’ennesimo coro razzista, al giocatore brasiliano dello Shakhtar Donetsk, Taison Barcellos Freda.

Come Balotelli poco prima di lui, esasperato dai continui sfottò razzisti dei supporter della Dinamo Kiev, ha mostrato il dito medio e ha scagliato la palla sugli spalti, per poi mettersi a piangere.

Risultato? Espulso. Era successo anche a Balotelli, che nella partita Verona-Brescia di domenica 3 novembre scorso, aveva reagito agli insulti, rimediando un’espulsione poi però ritirata da parte dell’arbitro che aveva appurato i fatti. (leggi qui).

“…stanno arrivando i napoletani…”

Sempre a inizio novembre, una partita di Roma-Napoli è stata sospesa per un minuto per cori discriminatori nei confronti dei napoletani. Un caso minore ma che, vista l’eco che ha suscitato , la dice lunga sulla capacità dell’autorità preposta nel sanzionare in qualche modo le curve marce di certi tifosi estremisti. Era capitato anche a gennaio nella partita Milan-Napoli, che paga anche di sicuro le vergognose prese in giro dell’ormai ex ministro dell’interno Salvini (senti che puzza scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani…). Lo stesso Diego Armando Maradona, leggenda vivente del calcio mondiale e dell’iconografia calcistico-religiosa napoletana, aveva ricordato in un post affidato ai social:

“Ho giocato sette anni con il Napoli e anch’io ho subito i cori razzisti da alcune tifoserie. Ricordo ancora gli striscioni che recitavano ‘Benvenuti in Italia’. Mi sento ancora più napoletano e oggi voglio essere vicino a Kalidou Koulibaly”. 

Il caos come ricatto

Comunque il razzismo nel calcio è storia vecchia, alcuni supporter delle squadre, frange di vera e propria teppaglia, spesso sfogano la loro rabbia in risse al di fuori degli stadi e in cori razzisti all’interno.

Nel settembre del 2019 era successo, appunto, a Koulibaly, nella partita Inter-Napoli. Identico percorso per il difensore della fiorentina Henrique Chagas Estevão Dalbert, per la partita Atalanta-Fiorentina. Cori razzisti, che spesso sono elementi di pressione e ricatto nei confronti delle società stesse, come scrive in un suo articolo, Andrea Spadaciari su Business insider:

“ (…)Il coro razzista, infatti, è sì una forma di manifestazione di un (pessimo) pensiero, ma soprattutto è un’arma di ricatto nei confronti delle società sportive utilizzata a piene mani dai capi dei gruppi ultras.

Una verità acclarata (ma ipocritamente tenuta sempre sotto traccia da media e addetti ai lavori) dimostrata anche dagli arresti del 16 settembre scorso che hanno decapitato i cinque gruppi egemoni della curva Sud dello Juventus Stadium (Drughi, Tradizione, Viking, Nucleo 1985 e N.A.B. – Nucleo Armato Bianconero -).” (leggi qui sotto)

I ricatti erano volti ad avere vantaggi personali, un vero e proprio giro di malavitosi che così parassitano la squadra:

“Secondo gli inquirenti, i capi dei cinque gruppi ricattavano la società di Andrea Agnelli per ottenere biglietti gratis per le trasferte da rivendere a carissimo prezzo, merchandising, biglietti gratuiti per gli “striscionisti”

Lo conferma il manager bianconero Alessandro D’Angelo, durante la testimonianza per un indagine sulla ‘ndrangheta:

“I gruppi erano in condizione di procurare gravi danni alla società con comportamenti quali cori a sfondo razzista e cose simili, dai quali sarebbero potuti derivare danni seri alla società medesima, d’immagine ed economici.”

Il pizzo alla squadra del cuore

Poco a che fare col calcio, dunque, e molto con la comune delinquenza, una forma di “pizzo” alla squadra del cuore.  

Tutto questo avrebbe teoricamente dovuto portare a una recrudescenza delle sanzioni nella serie A italiana (altri Paesi hanno già agito da tempo). Non sarà più l’arbitro ad avere la responsabilità della sospensione di una partita, (attenti a non confondere con interruzione) ma il responsabile dell’ordine pubblico designato dal ministero dell’Interno e dalla questura. È l’uomo delegato all’ordine pubblico a giudicare se la partita può riprendere o no, questa è la sua funzione, codificata dalla procedura anti-discriminazione della FIGC.

Secondo le nuove regole, la sospensione può arrivare a un massimo di 45 minuti, e si può decidere anche la sospensione definitiva della partita, a quel punto il club responsabile vedrà la giustizia sportiva sancire la sconfitta a tavolino. Questo prima dei recenti cori, del solito circo di farabutti e della connivenza, come a Verona, addirittura del club calcistico colpevole.

Tutto ciò non va a colpire solo il calcio, ma lascia una cupa impronta anche sulla società e sui ragazzi, che vedono vidimati in diretta, e a milioni, dei comportamenti disgustosi e crudeli. Lo sport che dovrebbe fungere da esempio lo fa, ma diventa esempio negativo, sordido e subdolo. L’impressione è che, alla fine, come diceva il gattopardo nell’omonimo libro di Tomasi di Lampedusa: “dobbiamo far si che tutto cambi, perché non cambi nulla.”

Un sincero giro di vite a certi comportamenti nel calcio è, purtroppo, ancora lungi dal venire.

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