La psicanalisi, una pseudoscienza?

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La polemica è di quelle che riempiono le pagine dei giornali e d’interrogativi le teste dei lettori. A scatenarla con una serie d’interviste a raffica, prima su La Stampa, poi su Repubblica e infine L’Espresso che hanno dato spazio alle sue considerazioni è Gilberto Corbellini, storico della scienza e professore di bioetica all’università La Sapienza di Roma che, ai pericoli dell’attuale deriva antiscientifica ha dedicato il suo libro più recente, “Nel paese della pseudoscienza. Perché i pregiudizi minacciano la nostra libertà” edito da Feltrinelli.

La posizione di Corbellini non lascia spazio a equivoci di sorta. La psicoanalisi non è una scienza, ma una baracconata montata ad arte come lo sono omeopatia, biodinamica, agopuntura e medicina tradizionale cinese, mettendo sullo stesso piano psicanalisti e terrapiattisti. “Non è esagerato a mio modo di vedere –risponde lui a chi gli chiede di questa sua presa di posizione – se mi permette una battuta cattiva, la psicoanalisi è “il passato di un’illusione”. Le religioni sono anche più “diffuse” della psicoanalisi e portano un sollievo psicologico a molti. Ma non concludiamo per questo che sia vero quello che predicano. Non voglio essere frainteso: quando studiavo filosofia all’università, ho letto parecchia psicoanalisi. Ma mi era chiaro che con la scienza o la medicina non aveva niente a che vedere”.

Che la psicoanalisi sia accusata di non essere scientifica non è una novità. Gli psicoanalisti hanno sempre puntato molto sul loro essere diversamente scientifici. I dibattiti sul fatto che non si possa valutare l’efficacia di una terapia della parola così come si valuta l’efficacia di un farmaco o di una procedura medico-chirurgica sta alla base della polemica e del giudizio di Corbelli. “Non esiste un solo trial clinico che provi l’efficacia della psicoanalisi: peraltro sarebbe impossibile farlo”, queste le sue parole. Un altro fatto portato dall’accusa è che la psicoanalisi, nelle sue varie forme e declinazioni, negli Stati Uniti è stata a lungo il principale modello terapeutico.

Si calcola che, negli anni Sessanta e Settanta, il 95% dei casi clinici americani abbia avuto un trattamento psicoanalitico. Oggi però, oltreoceano, la psicoanalisi è in crisi. Secondo uno studio del New York Post, dal 2003 ad oggi l’età media dei più di 3’000 analisti membri dell’American Psychoanalytic Association è salita di 4 anni, arrivando a quota 66. Sono più vecchi, perché sempre meno giovani hanno l’interesse a seguire questa strada professionale. Meno università propongono corsi di psicoanalisi e psicologia dinamica. Ma soprattutto sempre meno pazienti che si rivolgono alla psicoanalisi. Da una media di 8/10 clienti al giorno (tra il 1950 e il 1960), a una media di 2,75.

Ma la verità è che l’abbandono della psicanalisi in favore di altri modelli come strumento terapeutico non necessariamente ne sconfessa le premesse. Anzi. Per molti studiosi di neuroscienze la psicanalisi rimane la visione della mente più coerente e soddisfacente ancora oggi disponibile. Molti sono i neuroscienziati che oggi dialogano con la psicoanalisi. Freud stesso era innanzitutto un neurobiologo. Una delle frontiere della ricerca attuale riguarda proprio gli studi sulla memoria, sul sogno e sui vari tipi di inconscio. Alla faccia di chi vorrebbe liberarsi a tutti costi di una figura epocale del Novecento come quella di Sigmund Freud, il padre proprio della psicoanalisi.

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