L’acqua a stelle e strisce di Nestlé

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Era la terra dell’abbondanza. La California, un tempo, era la meta preferita dai cercatori d’oro. Ma oggi che l’acqua si fa ogni giorno che passa sempre più preziosa, ben al di là di qualsiasi metallo più o meno luccicante, ecco che dallo Stato che fino a ieri andava a fuoco, ci arriva un’altra di quelle storie che danno davvero da pensare. Lì basta infatti un semplice licenza ottenuta con un pugno di pochi dollari per imbottigliare l’acqua di un qualche fiume e farne un business più che redditizio.

Lo sa bene Nestlé, la multinazionale svizzera che proprio in California si è tirata addosso l’ira degli ambientalisti. L’accusano infatti di aver prosciugato le risorse idriche di numerosi corsi d’acqua, come nel caso dello Strawberry Creek, un torrente che scorre all’interno della foresta nazionale di San Bernardino, ad appena qualche centinaio di chilometri da Los Angeles. Lì, Nestlé, lo scorso anno ha prelevato 170 milioni di litri d’acqua, imbottigliati e venduti con il marchio Arrowhead Water, un’azienda di sua proprietà.

Un modo di fare affari criticato dagli ambientalisti, ma soprattutto dal Servizio forestale nazionale che, senza troppi giri di parole, ha accusato la multinazionale di non aver agito nell’interesse della natura circostante, ma solo per un mero tornaconto economico e senza tenere conto dei danni ambientali prodotti da un’estrazione idrica scriteriata. Attenzione però, perché tutto questo è stato fatto senza infrangere nessuna legge ma, come detto, semplicemente ottenendo i permessi e le autorizzazioni necessarie.

Una recente inchiesta giornalistica del Guardian racconta infatti di come lo Strawberry Creek, pur trovandosi e scorrendo su di un terreno di proprietà dello Stato federale, sia stato praticamente regalato a Nestlé che ha dovuto pagare la ridicola cifra di 524 dollari all’anno per rinnovare i permessi, dopo aver acquisito nel 1987 la società Arrowhead Water che attingeva l’acqua dalle fonti della foresta di San Bernardino fin dalla fine dell’Ottocento.

Malgrado i dubbi sollevati già in passato e in più di un’occasione, l’ultimo rinnovo a un prezzi stracciato concesso a Nestlé è stato la diretta conseguenza di un ordine esecutivo firmato due anni fa da Donald Trump con il quale, l’attuale presidente, richiedeva alle agenzie federali di garantire che i diritti di proprietà privata delle società che imbottigliano acqua non venissero ostacolati quando queste facevano richiesta di un permesso per operare su terreni pubblici. Come dire, oltre il danno, pure la beffa.

Ma l’esempio di Strawberry Creek è solo uno dei tanti che negli Stati Uniti gridano vendetta, la punta di un iceberg a riprova dell’atteggiamento predatorio e aggressivo portato avanti un po’ ovunque da Nestlé per accaparrarsi per poco più di un nichelino un numero sempre maggiore di fonti idriche. Spendendo poi milioni di dollari per dare a bere alle comunità locali depredate di essere una società che vuole il loro bene, offrendo nuovi posti di lavoro, condizioni di vita migliori, ovviamente prendendosi anche cura dell’ambiente.

A Fryeburg, una cittadina del Maine, dove Nestlé imbottiglia l’acqua di una sorgente lì vicina, per ringraziare la popolazione, manco fosse Maria Antonietta che lancia brioche sulla folla, ha omaggiato la comunità con donazioni all’associazione locale dei boy scout, ha acquistato nuovi equipaggiamenti per la squadra di sci del liceo e ha sponsorizzato una fiera molto popolare, facendosi avanti anche per altre piccole attività di beneficenza. Peccato solo che, stando ai pareri fin qui espressi dagli ambientalisti, dietro a quest’atteggiamento, solo apparentemente magnanimo, si nasconda uno squalo che, oltre a operare ai limiti della legge, sta creando anche ingenti danni all’ecosistema di numerose oasi naturali già messe a dura prova dal surriscaldamento globale.

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