Libri che parlano in televisione

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Turné Soirée sta diventando sempre più un prodotto culturale che si differenzia dal resto di altre offerte televisive analoghe perché la trasmissione punta a uno stile personalizzato, dando un taglio particolare alla creatività.

Le inquadrature, i colori e i contrasti infatti hanno un approccio più cinematografico che televisivo perché, fermando l’immagine, si ottengono delle belle fotografie scenografiche. E questo attribuisce un valore artistico al risultato finale dal momento che i dettagli vengono studiati per dare un effetto estetico, creando fantasia e sogno, elementi che proprio la letteratura ci trasmette. C’è la preoccupazione che presentare dei libri in televisione sia connotata al rischio di annoiare il telespettatore, mentre la formula scelta da Turné Soirée rompe con gli schemi, portando quel tocco di anticonformismo televisivo.

Insomma qualche cosa di leggermente scanzonato che tuttavia approfondisce le novità editoriali, dando un taglio agile che innova l’insieme delle idee. Sin da subito ho apprezzato il coinvolgimento e l’interazione di tutta la squadra, attiva nella trasmissione, a cui viene data, già nel videoclip di presentazione, visibilità e riconoscimento, per il ruolo che svolge: dal regista Giovanni Speranza, alla truccAttrice Sofia Buob, al fonico Antonio Schmidt, all’attore comico Pietro Ghislandi e al giornalista Francesco Muratori. Queste figure professionali si esibiscono, affiancando il produttore e autore del programma Damiano Realini, e l’esperta Mariarosa Mancuso. Questo approccio d’apertura al lavoro di tutta l’équipe denota la volontà di valorizzarla. Allargare la visione d’insieme è uno degli effetti speciali della trasmissione, anche se i libri rimangono gli attori principali, seguiti dalle interviste a personaggi della cultura. Persone note e meno note, un po’ fellinianamente, vengono identificate e scovate tra la gente, negli ambienti più disparati, per poi fare la loro comparsa e andare in onda, assumendo una parte significativa all’interno della puntata.

Come, ad esempio, i giocatori del Tennis Club Morbio che ballano nel musical, sulle note della canzone di Dolly Parton. Anche le altre puntate confermano l’abolizione del lancio di un servizio, o di un argomento, che si snoda invece in un flusso diversificato di proposte. Il richiamo alla cinematografia, attraverso delle icone come le due gemelline del film Shining, genera delle connessioni riconoscibili, e divertenti ma soprattutto messe in scena per creare altri testi, diversamente interpretabili dal contesto in cui sono nate. Il focus della prima puntata è sull’editoria anglosassone e americana, con anche riferimenti a miti, scrittori e fotografi svizzeri. Si vogliono far circolare i libri in particolare e la cultura in generale, in una tavolozza di colori che non sia monocromatica, evitando che non compaiano solo personaggi della cultura di casa nostra, per una sorta di patto editoriale con gli autoctoni.

Tuttavia la dimensione culturale di registi, scrittori, e autori della Svizzera, sia italiana che d’oltralpe, non viene trascurata. Fare la conoscenza di libri, tradotti in italiano da bravi traduttori e da scrittori stranieri, per chi ama la lettura e vuole spaziare, può rivelarsi un bel viaggio nell’immaginario letterario. In una parte, riservata alle interviste, il tempo di trasmissione l’ho trovato eccessivamente lungo. Dal punto di vista tecnico, nella prima puntata, in un passaggio da un’inquadratura all’altra, il cambio di musica non mi ha dato l’impressione di scivolare nella narrazione, legando un argomento all’altro. Ma queste sono critiche che si rivelano marginali perché il progetto complessivo riesce a mantenere il ritmo, tra polifonica e sinfonia, dell’estro e dell’originalità, con una genialata ogni volta diversa dalle altre.

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