Matti del Canton Ticino

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Volete un quadro un po’ particolare ma tanto vero del nostro Cantone ? Non lasciatevi sfuggire il «Repertorio dei matti del Canton Ticino»: agile, cordiale ma non privo di profondità. Parla di noi.

Nelle librerie ticinesi (e in quelle italiane a noi vicine) c’è un libretto che sta furoreggiando. Giustamente, perché parla di noi. È il «Repertorio dei matti del Canton Ticino», nuovo numero di una collana escogitata da Paolo Nori per la Marcos y Marcos. L’idea è semplice, dunque vincente: se per ogni zona (città o provincia) esiste una guida turistica, gastronomica, culturale… perché non offrire anche un campionario dei «matti»? O più precisamente delle piccole grandi follie che hanno caratterizzato e significato, in un dato momento, certe realtà o territori?

Ovviamente ci si deve intendere sul significato della parola «matti». Qui, e ci pare giusto, si evitano i casi clinici o problematici. Vengono citati i tipi un po’ originali, quelli che hanno trasformato un loro specifico in soprannome («me lo dai un franchetto?»), quelli che «segnano» un cambiamento avvenuto (la vecchietta della valle che sulla posta dichiara di aver paura di scendere in città perché «ci sono troppi pedofili in giro»), quelli che scambiano il Consiglio di Stato per un tecnico televisivo (vera l’interrogazione sui film in lingua inglese trasmessi alla Rsi!).

A chi scrive queste persone piace definirle e chiamarle «artisti». Alla fin fine vedono la realtà in modo diverso, magari anche alternativo. Uomini che trasformano una passione in una commovente «mattata» (come il trombettiere di Arzo che fa la serenata ad ogni futura sposa del paesino di montagna: su di lui Alberto Nessi ha scritto eccellenti pagine!) o disperati che, non potendone più, per rifarsi una vita simulano un suicidio lasciando l’auto in un punto strategico della strada, per poi scappare e … sparire (a fare il lavavetri in Italia). Donne che vanno direttamente al punto, alla richiesta della commessa sulla misura delle mutande rispondono papali papali: «che ci passi la mano di un uomo».

Tutti, prima o poi, una follia l’abbiamo compiuta, ed è giusto che sia così. Per cui nessun giudizio di valore ma tanti aneddoti, piccoli apologhi che durano lo spazio di tre o quattro righe. Parecchia letteratura si è occupata di persone di questa fattura, ogni lettore pensi a un romanzo qualsiasi: non è forse centrato su di un personaggio un po’ speciale? O momenti straordinari?

Il repertorio non è scritto da Paolo Nori ma da un collettivo di partecipanti ai suoi seminari. Il bello è che c’è un’unità di stile che balza subito all’occhio, ogni intervento inizia con un «c’è uno che…» o «c’è una che…». Tutti i redattori si sono inchinati alla parola, al gesto, al racconto. E in fondo in fondo, alla persona raccontata. E qui, a parere di chi scrive, arriva il meglio del Repertorio: il tono usato. Da che mondo è mondo il tono ha sempre «fatto» la musica, e questa è una musica serena, anche un po’ malinconica, ogni tanto incline al sorriso ma alla cattiveria mai.

Sembra quasi di essere ad una cena tra amici, quando non si vogliono affrontare temi impegnativi ma neanche cedere un secondo al qualunquismo, o alla battuta stupida. Si vanno a scrutare piccole pieghe della nostra società e le si scopre affascinanti, cariche di un loro perché. Al di là delle persone che si possono riconoscere, ma ci sembra un gioco privo di sensibilità, il «Repertorio» merita di essere letto. Con un finale senso di gratitudine verso chi ci ha lavorato, vale a dire il Centro di dialettologia e di etnografia di lingua italiana, lo Spazio 1929, l’Assi (Associazione scrittori di lingua italiana), l’Associazione Archivi Riunti delle Donne Ticino, lo Spazio Elle, Radio Gwendalyn. I nominativi vengono citati in apertura.

«Repertorio dei matti del Canton Ticino», 2019, a cura di Paolo Nori, ed. Marcos y Marcos, 2019, pag. 158, Euro 10,00.

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