Metallari fantastici e dove trovarli

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L’ambiente musicale metal, in tutti i suoi sottogeneri e derivati, è quanto di più vasto ci si possa immaginare. Una vera e propria sottocultura, più che un genere musicale, che nel suo essere ben definita a livello anche estetico (seppur con varie sfumature), possiede l’elemento fondamentale della transnazionalità, o, come mi piace dire, dell’ecumenismo. 

Questa dimensione sovranazionale ha fatto sì che nel corso degli anni ai pionieri e pilastri del genere, prevalentemente di provenienza anglosassone (pensiamo ai britannici Judas Priest, Mötörhead e Iron Maiden, agli americani Manowar, agli AC/DC dall’Australia) si siano affiancate band provenienti dai quattro angoli del mondo in grado di raggiungere un successo che vada oltre i club di nicchia e approdare sui grandi palchi dei raduni estivi.

Gruppi che a volte hanno mantenuto sostanzialmente inalterati i canoni del genere, altre volte hanno innovato profondamente, spesso attingendo al patrimonio musicale tradizionale del Paese di origine (leggi sotto)

Una panoramica esaustiva è quasi impossibile, per cui mi limiterò ad alcuni esempi particolari, a livello di provenienza e di importanza.

Fiordi, chitarre e riti pagani

È quasi obbligatorio partire dalla cosiddetta scena scandinava, che ha preso piede negli anni Ottanta, e citare fin da subito il filone black metal che ha avuto la Norvegia come epicentro geografico e come massimi esponenti i vari Mayhem, Darkthrone, Immortal: nei gelidi fiordi, il disagio sociale contaminato spesso da ideologie miste di paganesimo norreno, anti-cristianesimo e ultranazionalismo con simpatie naziste, sfocia in una versione estrema del metal, fatta di ritmi velocissimi, suoni gelidi e violenti e voci straziate. Una svolta musicale che è ingeneroso giudicare, tuttavia, solo dal punto di vista ideologico e della cronaca nera legata agli esponenti delle band, e che offre elementi di altissimo valore tecnico e, tutto sommato, il fascino dell’oscuro e delle gelide lande nordiche. Il genere si diffonderà poi internazionalmente, ma l’associazione Black Metal-Norvegia è e resta consolidata.

Nella vicina  Svezia, però, non si sta a guardare, ma la scena è stilisticamente diversa: prevalgono, ai due estremi, le sonorità grezze e veloci di artisti come Dark Tranquillity, In Flames e i più recenti Arch Enemy, o i ritmi lenti, quasi tombali del doom metal di gente come i Candlemass o i Tiamat. C’è persino chi arriva dalle lontanissime Isole Far Oer, come i Tyr.  

Oscuro romanticismo in salsa gotica

Le atmosfere del profondo Nord, seppur filtrate da una vena più malinconica, ispirano anche la nascita del sottogenere del gothic-metal nelle sue varie declinazioni, soprattutto nella versione a doppia voce femminile lirica/maschile graffiante: dai pionieri, norvegesi anch’essi, Theatre of Tragedy e Tristania (primi anni ‘90), si arriva all’emergere di band come i finlandesi Nightwish e, per lasciare la Scandinavia, di una nutrita scena olandese con Epica, Within Temptation, After Forever, The Gathering come band di punta. 

Uno sguardo oltreoceano

Usciamo un attimo dall’Europa e anche dagli USA: cosa troviamo?

Il Sudamerica non ha prodotto band di grandissimo risalto internazionale, eccetto una. Pensando al Brasile, musicalmente, l’associazione immediata è con il samba o, per i palati fini, con la bossa nova. Eppure è proprio dal Paese verde-oro, da Belho Horizonte, che parte l’avventura di uno dei gruppi leggendari del metal, i Sepultura dei litigiosissimi fratelli Max e Igor Cavalera (ora approdati ad altri progetti): suoni grezzi, voci aggressive e testi spesso fortemente politicizzati verso sinistra sono gli elementi fondamentali che hanno lanciato il gruppo, che nell’album “Roots” ha peraltro dato spazio a suoni e strumenti etnici brasiliani.

Metal all’ombra dei minareti

E altrove? Nell’articolo sopracitato, si è parlato della scena mediorientale: citiamo solo, come esponenti di spicco, gli israeliani Orphaned Land e Salem, e, riguardo l’Africa, i tunisini Myrath, gruppi che dell’unione fra metal e sonorità mediorientali hanno fatto il loro marchio di fabbrica. Caso particolare, che merita di essere trattato a parte, gli Al-Namrood, provenienti addirittura dall’Arabia Saudita, che suonano black metal in un Paese in cui è assolutamente vietato farlo in base alla legge islamica e che anzi, a causa dei loro testi anti-religiosi, sono costretti a rimanere nell’anonimato per non rischiare una condanna a morte (cosa che, chiaramente, li differenzia dalle band black metal del resto del mondo che, al massimo, possono scandalizzare i più credenti senza rischiare ulteriori conseguenze.


Prima i nostri…metallari!

E dalle nostre parti? Se nella vicina penisola la band che salta subito alla mente, al di là di alcune ultime derive commerciali, sono i milanesi Lacuna Coil..beh, anche gli svizzeri si sono fatti onore nel campo: gli zurighesi Celtic Frost, negli anni Ottanta, hanno dato un grande contributo allo sviluppo del metal estremo, ben seguiti dai vallesani Samael e, per arrivare a tempi recenti, dagli zurighesi Eluveitie.

Insomma, che ci si trovi sulle nostre Alpi, nelle lande scandinave o nei deserti arabi, c’è una cosa che si troverà sempre: una band metal.

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