Pamini e il goulash senza paprika

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C’è un aspetto della vittoria di Marco Chiesa che ai più depressivi non è sfuggito. Non tanto l’avvento del mellifluo UDC agli Stati, l’uomo che negli spot UDC mangiava la pizza correndo dietro alle biondine.

No, quello ormai è cosa acquisita. Parlo del valzer macabro dei subentri. Eh già, perché ad ogni cadregotto occupato in alto, corrisponde a cascata uno vuoto dietro. Perché se Marco Chiesa se ne va agli Stati, per chi se ne fosse scordato, Piero Marchesi arriva baldanzoso a sistemarsi sulla sedia ancora calda del collega.

Per me Piero Marchesi è inquietante. Se mi immagino la mia esecuzione, lui è l’ufficiale che la presiede, i lineamenti duri e grossolani, il cipiglio severo, gli occhietti spenti, in cui l’unico guizzo di gioia appare al momento della fatidica parola: “fuoco!”.

L’unica certezza è che sarà piombo svizzero a devastarti le carni, abete nostrano ad accogliere la tua carcassa, terra elvetica a ricoprire il tuo ormai inutile simulacro terreno.

Bella zio, finita lì? No.

Vi ricordate la cascata di sedie? Ecco, Marchesi ha allegramente e con soddisfazione occupato lo scranno di Chiesa, chi occuperà il suo in Gran Consiglio? Rullo di tamburi, trillo di sonagli, squilli di buccine. Pensavate di esservelo tirato fuori dai marroni per sempre, eh?

Paolo Pamini. L’uomo col cilindro, colui che ha fatto del liberismo un dogma religioso e che sostiene il capitalismo darwiniano, quello che se vi incontra per strada vi getta un pugno di centesimi per disprezzo…ecco, lui.

Che poi sto mentendo. Mi mancava. A volte certe persone scompaiono e ti accorgi che lasciano un vuoto incolmabile. Il Gran Consiglio senza Pamini in fondo è come il goulash senza paprika.

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