Perché la California brucia?

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Non è una novità che la California vada a fuoco. In pratica, da qualche tempo, succede quasi tutti gli anni. Un incendio qui, un altro fuoco là. Eppure non può non far notizia che la regione più ricca degli Stati Uniti vada regolarmente in cenere. Certo. Poi capita che attorno a tutto il clamore prodotto dai mass media si scoprano storie edificanti come quella delle caprette che hanno aiutato a salvare la Ronald Reagan Library dal pericolo delle fiamme. Capre che sono state adoperate per brucare l’erba intorno alla biblioteca riuscendo a creare un’area di sicurezza. Bello, sì. Ma sempre poca cosa di fronte alla devastazione prodotta dalla furia diabolica del fuoco.

Sì, ma perché la California va regolarmente a fuoco? Interrogandosi su questi incendi e volendo individuare una causa che stia all’origine dell’ennesimo inferno, in molti hanno puntato il dito contro l’inefficienza della società che gestisce la rete elettrica. C’è chi parla dell’incuria del territorio ma, tra le tesi più controverse che stavolta hanno infiammato gli animi e il dibattito pubblico c’è quella di Farhad Manjoo, un editorialista del New York Times che vive in California da parecchi anni. La sua tesi? Quella che la vita, nel cosiddetto Golden State, sia diventata ormai insostenibile. Perché alla base del suo successo economico e della sua ricchezza c’è del marcio.

“Ora che soffoca nel fumo causato da questo clima che cambia, la California sembra bloccata – scriveFarhad Manjoo – Siamo come i BlackBerry dopo l’arrivo degli iPhone, siamo come Blockbuster dopo Netflix: siamo fatti nel modo sbagliato, abbiamo scommesso sulle tecnologie sbagliate, abbiamo gli incentivi sbagliati e siamo impaludati da una cultura sbagliata. L’idea fondativa di questo posto è l’infinito: chilometri su chilometri di case belline fino a dentro le foreste, senza fine. Il nostro intero stile di vita si basa su una serie di miti: lo spazio senza fine, il carburante senza fine, l’acqua senza fine, l’ottimismo senza fine, l’espansione senza fine e il parcheggio gratuito senza fine.”

Già. Il prodotto interno lordo della California è perfino paragonabile a quello della Germania. Ed è proprio nei paraggi di San Francisco che si trovano i quartier generali di alcuni dei maggiori colossi tecnologici a livello globale. Apple, Google e Microsoft si trovano lì, come pure la Mecca del cinema, la fabbrica dei sogni per eccellenza è californiana. Hollywood e Los Angeles danno lustro ormai da decenni a una delle imprese più redditizie e floride della storia americana.

E proprio a causa degli incendi e dei pericoli a essi connessi, la prima dell’ultimo capitolo del film Terminator è saltata. Con buona pace dell’ex governatore dello Stato in questione, Arnold Schwarzenegger, tornato a fare l’attore dopo l’opaca performance politica. Intanto l’aria in California si è fatta letteralmente soffocante. Nel novembre dello scorso anno, i roghi avevano reso l’aria a tal punto irrespirabile da essere diventata quasi tre volte peggio di quella di Hong Kong e cinque volte peggio di Pechino, considerata una delle città sviluppate più inquinate al mondo.

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