Shabowski, nella Storia per caso

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Quando, intorno alle 18, prende posto al tavolo del Centro della Stampa internazionale, Günter Schabowski, portavoce della SED, il partito comunista al potere nella DDR, non sa che un appuntamento con la Storia lo attende meno  di un’ora dopo.

La Germania Est è stravolta dalle proteste, il leader storico Honecker si è da poco dimesso, e il Politburo, nel tentativo di non finire travolto, pensa a nuove misure per recuperare popolarità, e tocca proprio all’annoiato  Shabowski, un passato da giornalista, comunicarlo alla stampa. 

La conferenza stampa scorre via noiosa, quando alle 18.53 il destino catapulta improvvisamente Shabowski nell’Olimpo di quei personaggi che hanno fatto la Storia senza volerlo. Il giornalista italiano dell’ANSA Riccardo Ehrman chiede al portavoce delle nuove misure che autorizzano i viaggi all’estero dei cittadini della DDR: e succede che di tutte quelle decisioni Shabowski non sappia praticamente nulla, essendo stato assente alle riunioni decisive. 

E annuncia che si, il Politburo ha effettivamente varato una svolta in merito. Viene incalzato dalle domande, legge il decreto per la prima volta, finchè Ehrman, ancora lui, non pone la domanda decisiva: “Quando saranno in vigore le nuove disposizioni?”. Shabowski cerca con lo  sguardo una conferma dai funzionari al tavolo con lui, trovando il vuoto. E allora, anzichè ammettere di non saperlo, commette un errore epocale: annuncia che, per quando ne sa, sono in vigore “ab sofort”, da subito, sebbene in realtà l’efficacia fosse prevista per il giorno dopo.

Ab sofort. E da subito, la gente di Berlino si riversa nelle strade, davanti ai checkpoint delle arcigne guardie di confine, migliaia di persone chiedono di passare dall’altra parte, all’Ovest, ripetono “Il compagno Shabowski ha detto che è da subito!”. E alla fine, volendo evitare una degenerazione violenta della situazione, le frontiere con l’Ovest vengono aperte: il Muro di Berlino è crollato, e a dare la prima, decisiva picconata, è stato un ignaro burocrate vittima di errori e incomprensioni.

Günter Shabowski non sarà premiato dalla Storia per il suo pur involontario ruolo: espulso rapidamente dalla SED e bollato come traditore, finirà a fare il giornalista per una piccola testata locale e, nonostante fosse fra i primi e fra i pochi ad assumere una posizione critica riguardo la DDR riconoscendone l’impianto dittatoriale ,verrà accusato per il suo ruolo negli omicidi compiuti dal regime e condannato nel 1997 a 3 anni di carcere, insieme ad altri esponenti del regime, per omicidio colposo multiplo.

Morirà nel 2015 a 86 anni.

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