Un mondo barricato

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Dall’Europa all’Asia, l’ansia di proteggersi da presunte invasioni esterne è diffusa oggi a livello globale. Secondo uno studio di Elisabeth Vallet, Zoe Barry e Josselyn Guillarmou dell’Università di Montreal, sulla diffusione dei muri nel mondo dal titolo “Borders, Fences and Walls: State of Insecurity?”, ad oggi la loro estensione, comprese le barriere interne ai singoli Stati e città, sarebbe di oltre 40mila km, equivalente in pratica alla circonferenza del globo terrestre. 70 fra muri e barriere attualmente presenti, 7 in via di costruzione e completamento.

Una delle motivazioni principali per la costruzione di muri è quella di fermare i flussi migratori. E la questione non riguarda solo l’Europa, con le barriere erette, ad esempio, dall’Ungheria di Orbàn, ma anche da Grecia, Austria, Bulgaria, Repubbliche baltiche, Norvegia, Francia, o gli USA del muro con il Messico costruito nel 1990 e che Trump intende fortemente rafforzare.

In Africa, il “serpente di fuoco”, una recinzione elettrificata a 3500 volt, divide fin dagli anni Novanta il Sudafrica dal Mozambico, in cui la guerra civile aveva provocato un’ondata di profughi verso il Paese confinante. E sempre in Africa il “Berm”, la barriera più lunga al mondo dopo la Grande Muraglia cinese, con i suoi 2700 km di bunker, mine e filo spinato, protegge il Marocco dal Fronte Polisario, il gruppo autonomista del Sahara Occidentale. E sempre in Marocco, sono ben note le recinzioni attorno alle enclavi spagnole di Ceuta e Melilla, teatro di frequenti drammi umani.

In Asia, l’India ha militarizzato e blindato l’intero confine con il Bangladesh, e anche il Kashmir, conteso con il Pakistan, è diviso a metà fra i due Stati da una linea di controllo. E sono quasi 800 i chilometri su cui si estende la barriera in via di costruzione fra Turchia e Siria, che dietro lo scopo dichiarato di bloccare le infiltrazioni terroristiche, cela quello palese di fermare i flussi migratori. Impossibile poi non citare il muro israeliano con la Cisgiordania, al centro di una lunga controversia internazionale.

Altri muri sono eretti anche all’interno dei singoli Stati, spesso come difesa delle zone più agiate verso quelle più povere: a Lima, in Perù, una barriera di 10 chilometri divide la parte più ricca della città dalle baraccopoli del distretto La Molina, mentre a San Paolo, in Brasile, un altro muro separa un’autostrada dalle favelas.

Ci sono, infine, divisioni storiche concretizzate in forma di muri e barriere: è il caso delle Peace Lines che nell’Irlanda del Nord, a Belfast e Derry, separano le zone abitate dai cattolici da quelle a maggioranza protestante. O la linea di confine militarizzata nell’isola di Cipro, divisa fra il Nord occupato dai turchi e la parte greca a Sud, con una barriera di filo spinato che taglia in due la capitale Nicosia.

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