Una speranza per Mark

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Mark, lo studente ucraino della CSIA di Lugano rimpatriato con la forza assieme ai suoi genitori lo scorso 23 ottobre dopo che il Segretariato alla Migrazione (SEM) ne aveva ordinato l’allontanamento potrebbe tornare in Ticino. Basta che la Commissione dei diritti dell’infanzia accetti la richiesta urgente inoltrata la settimana scorsa dall’avvocata della famiglia Immacolata Iglio Rezzonico.

Un caso nuovo

“Ho chiesto alla Commissione dei diritti dell’infanzia di permettere a Mark di potere tornare a Lugano per proseguire i suoi studi e aspettare qua, assieme ai suoi genitori, la decisione definitiva in merito al ricorso contro la loro espulsione” ci spiega l’avvocata Iglio Rezzonico. La legale non nasconde che il caso di questa famiglia ucraina, giunta a Lugano nel 2015, è “un caso nuovo”, ma aggiunge, “ho buone speranze che la mia richiesta urgente sia accolta. La Commissione”, precisa Immacolata Iglio Rezzonico, “dovrebbe rispondermi entro la prossima settimana, se così non fosse la solleciterò.”

Intanto il diciannovenne Mark e i suoi genitori stanno aspettando con ansia in Ucraina di potere fare rientro in Ticino dov’erano approdati nel 2015 in seguito ad episodi di intolleranza nei loro confronti – come Testimoni di Geova appartengono ad una minoranza religiosa che non si schiera politicamente – e di grave bullismo verso Mark. A tal punto che nella loro città natale si sentono in pericolo.

L’aiuto dei Confratelli

Ad Agno dove vivevano fino al loro rimpatrio forzato, Mark e i suoi genitori potevano contare sull’appoggio morale e concreto della Congregazione locale dei Testimoni di Geova. Mauro Poggi, membro del Collegio degli Anziani di quella comunità ci racconta: “Siamo regolarmente in contatto con la famiglia che sta aspettando con ansia che si sblocchi la situazione. Nel frattempo però abbiamo dovuto svuotare e dare via il loro appartamento mentre i loro effetti personali sono stati depositati in un magazzino. Noi facciamo tutto quanto possiamo per sostenere i nostri confratelli che, proprio per via della loro fede, vivono una situazione drammatica in patria. Inoltre il papà di Mark soffre di una grave forma di diabete, malattia per la quale riceveva cure più adeguate qua.”

Intanto a Lugano i compagni di studio di Mark, considerato da tutti come uno studente molto talentuoso, continuano a mobilitarsi in aiuto del giovane ucraino. Sabato scorso hanno organizzato un’altra manifestazione di sostegno nelle vie della città. “L’importante è non dimenticare questo caso” ci diceva l’avvocata Iglio Rezzonico all’indomani del traumatico rimpatrio della famiglia ucraina. Ora si aspetta che la Commissione dei diritti dell’infanzia basata a Ginevra dia il suo consenso al ritorno di Mark a Lugano: “C’è buona speranza” conclude la sua legale.

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