Valerio Varesi e gli invisibili

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«Gli invisibili»… chi erano e, soprattutto, chi sono? Meritano forse un’alzata di spalle? Proprio no, ci fa riflettere Valerio Varesi. 

Un Valerio Varesi così in forma è piacere da non perdersi. Nel suo ultimo romanzo, «Gli invisibili», pubblicato a Milano nella prestigiosa collana ideata per festeggiare i 90 anni del «Giallo Mondadori», raggiunge livelli di sensibilità e profondità di assoluto valore. Il tutto, ovvio, attraverso una scrittura semplice ma non banale, animata da un ritmo praticamente perfetto, uno stile che ammalia il lettore in un crescendo irresistibile. Perché alla forma viene aggiunta parecchia sostanza, con temi apparentemente lontani in grado di rivelarsi atrocemente vicini.

Il romanzo prende spunto da un vecchio caso, un cadavere ritrovato nel Po tre anni prima. Allora c’era stata un’inchiesta ma poi, appurato che non si trattava di un indigeno (un «prima i nostri» applicato concretamente) si è optato per l’abbandono, lasciando il corpo in una cella. Senza storia, senza nome e senza … niente. Negato e cancellato perfino nel suo stato di cadavere. Un’offesa al mondo tutto: nemmeno i nazisti lasciavano senza identità i deportati, ridotti a numero tatuato ma più o meno identificabili. Per il commissario Soneri, il protagonista seriale di Varesi, tutto questo è inaccettabile.

I nostri morti devono averlo un nome, per essere in pace e noi con loro. Oltre che per chiamarli nei nostri ricordi: c’è chi non lo avrà mai un nome: pensi a questi giorni, ai naufraghi

Nonostante sia in vacanza, o forse proprio a causa di questo (in simili frangenti c’è maggiore libertà, si sa) si mette al lavoro, e indaga. Senza rivelare troppo della trama (coi gialli non si fa!), l’ eroe abituato a muoversi nella nebbia più spessa (e carpirne i segreti più inaccessibili) fa i conti con una nuova potenza naturale da decifrare: il fiume Po. 

Il fiume non restituisce mai niente per caso: è il suo modo di parlarci. 

C’è tantissima acqua in questo giallo, acqua placida ma pronta a scatenarsi, che viene da lontano ma inquietamente vicina. Che ospita e uccide, che dà calma e ansia. Che porta storie, cronaca e … Storia. 

Deciderà il fiume, come sempre: non è dall’acqua che è nato tutto

Nella inaspettata quanto coerente successione degli eventi il vecchio caso, quello che lasciava tutti indifferenti, si trasforma in attualità perché collegato con una delle piaghe attuali più pesanti: la guerra civile tra organizzazioni malavitose che dal sud si sono trasferite al nord. Una lotta per acquisire nuovi territori che trova fertilità nell’apparente indifferenza generale (o connivenza ?).

Il meccanismo della trama è perfetto ma ne «Gli invisibili» c’è molto di più. C’è un sottofondo etico oggi necessario. Varesi è Durrenmatt come non mai e porta alla ribalta questioni irrisolte da sempre (il rapporto con il potere, la sua arroganza) con rinnovata energia e sensibilità (la sensibilità verso la vittima, l’attenzione per i più deboli …). La presa di distanza dalle ideologie attualmente dominanti è chiara e la voglia di ribellione, mai viscerale, è ammirevole.

Questo paese è pieno di gente infida. Mica brutte persone, eh!. Solo che stanno con chi comanda. Non si sa mai. Ricorda la fine di …  

Le tre componenti classiche per un ottimo giallo hanno trovano ne «Gli invisibili» un equilibrio raro, senza forzature dell’uno a scapito dell’altro: i personaggi, la storia, il contesto. Con una frase-monito nel finale che intristisce e induce alla reazione 

Hanno vinto gli altri, i sopravvissuti, i cinici, gli indifferenti. Noi siamo quelli che raccolgono i morti dopo la battaglia

Ma, ovvio, per Varesi non è così che deve andare. Ci sono romanzi che intrattengono, che raccontano storie belle e interessanti, altri che meravigliano e inducono alla scoperta, infine vi sono romanzi, i migliori, che inducono al pensiero. Come «Gli invisibili», proprio un bel libro. Per chi scrive una strenna sicura.

«Gli invisibili», 2019, di Valerio Varesi, ed. Mondadori, 2019, pag. 362, Euro 16,00.

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