Verità e giustizia per Mimo

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Si chiamava Daniela Carrasco, aveva 36 anni, per tutti semplicemente “La Mimo”.

Il 19 ottobre scorso era scesa in piazza a Santiago del Cile per manifestare contro il governo filo-militare e nostalgico di Pinochet, come faceva ogni giorno, quando è stata catturata dai carabineros cileni. È l’ultima volta che hanno visto Mimo da viva. Il giorno successivo il suo corpo è stato ritrovato senza vita, impiccato ad un albero, straziato dalle violenze subite.

La perizia ricevuta dalla famiglia ieri, un mese esatto dopo, parla di “suicidio”, senza alcun riferimento alle torture e alle umiliazioni inferte.

Daniela era una donna, un’artista di strada di straordinario talento, un’attivista per i diritti civili. Un simbolo della protesta in Cile. Daniela fino all’ultimo ha usato il suo corpo, da viva, per raccontare le atrocità di un governo trasformato in regime. Qualcuno ha usato il suo corpo, da morta, per inviare un messaggio a chiunque osi protestare, a tutte le donne che combattono e resistono, in Cile e nel mondo intero.

Daniela è stata “suicidata”.
La lotta di Mimo reclama verità.
Il suo corpo grida giustizia.

Lorenzo Tosa

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