Abrogare, non ripensare

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Ciao Mattia Santori.

Tu non mi conosci, probabilmente (o forse sì, boh, chissà), di sicuro io conosco te (anche perché, da quando vai in tv come portavoce del movimento delle sardine, posso dire che vedo più spesso te di mia madre, in effetti).
E se qualcuno ti conosce di persona o è in contatto con te, mi farebbe un gran favore se mi potesse aiutare a farti arrivare queste righe.

Vabbè, ti scrivo semplicemente per dirti che io, nel mio piccolo, ho appoggiato il movimento delle sardine dall’inizio.
L’idea che decine di migliaia di persone fossero finalmente scese in piazza contro la xenofobia di Salvini & Co. mi riempiva il cuore di gioia.
Davvero.
Piazza San Giovanni stracolma, ieri, è stata la dimostrazione che un’altra Italia esiste e che non tutti ormai si sono arresi alla deriva fascio-sovranista, come volevano farci credere.

Ecco, per questo ringrazio te e tutti i coordinatori del gruppo delle sardine.
Non c’era riuscito nessuno a riportare in piazza un popolo che, ormai, sembrava schiacciato dall’avanzata della narrazione nero/verdognola dell’estrema destra.
Ci siete riusciti voi.
E ve ne sono immensamente grato.

A quelli che mi dicevano: “Eh, ma non propongono niente”, rispondevo che non sono le piazze a dover proporre, ma la politica.
Che non era compito vostro essere propositivi, il vostro compito era protestare.
E lo stavate facendo eccezionalmente bene.

Ieri, poi, sono uscite le vostre proposte.
E ho pensato che forse era pure giusto che fossero molto vaghe e anche un po’ naïf, perché anche quelle, in fondo, non devono mica essere delle vere proposte di legge, ma solo delle indicazioni.
Delle istanze.
E il tradurle in proposte concrete dovrebbe stare, ancora una volta, alla politica, non alle piazze, certo non a voi.

Poi, però, non ti nascondo che ci sono rimasto male per un paio di punti fondamentali, e mi piacerebbe che qualcuno di voi mi aiutasse a capirli.

1) Alla fine dei sei punti che hai enunciato, hai parlato di “RIPENSARE il decreto sicurezza” di Salvini.
Poi, cogliendo dei malumori dalla piazza, ti sei corretto con “ABROGARE, ok”.
Nelle interviste successive, però, sei tornato di nuovo sui tuoi passi, dichiarando: “Non chiediamo l’abrogazione, ma la modifica del decreto sicurezza, ci sono anche degli aspetti positivi che vanno mantenuti”.
Ora…
Io, i due decreti sicurezza di Salvini credo di conoscerli piuttosto bene.
E non c’è NULLA da salvare, lì dentro, per una persona che si senta anche vagamente di sinistra.
Nulla.
Quella di “ripensare” e non “abrogare” il decreto sicurezza è la proposta del PD, ed è dovuta al fatto che hanno paura di cancellarlo per timore di ripercussioni elettorali.
Sai la famosa e geniale tattica del PD “facciamo cose di destra, così poi la destra non ci può attaccare”? Quella.
Ma voi non siete il PD.
Il PD può aspirare a portare in piazza sì e no un decimo della gente che avete smosso voi, anche grazie alla sua proverbiale lungimiranza politica.
Quindi?
Qual è l’idea dei coordinatori?
Abrogare o ripensare?
È solo una parolina ma, come spesso accade, quella parolina cambia tutto, credimi.

2) Gli accordi con la Libia.
Quelli di Minniti, quelli rinnovati da Salvini, quelli confermati ancora una volta da questo governo.
Sono gli accordi che fanno sì che i migranti vengano imprigionati, torturati, stuprati, spesso uccisi nei centri di detenzione libici.
La gente, in Libia, non muore per le pagliacciate di Salvini che blocca due navi e poi le fa attraccare dopo due settimane.
Muore di fame, di sete, di tortura, di malattie.
Muore perché NOI paghiamo la Libia per farlo.
Lo vogliamo aggiungere un settimo punto, Mattia? Che ne dici?
Perché sai, noi possiamo essere contro la xenofobia, le urla e i populismi quanto ci pare, ma se poi seguitiamo a far rinchiudere nei lager a spese nostre migliaia di persone, per quella gente non cambia molto se lo facciamo in maniera educata, gentile, pacata e senza mojito in mano.
Loro muoiono lo stesso.

Sono solo due punti piccoli piccoli.
Ma fanno tutta la differenza del mondo, credimi.

Emiliano Rubbi

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