Annie Ernaux, il trauma, la clandestinità, le bugie

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Un libro di vent’anni fa che colpisce ancora: «L’evento» di Annie Ernaux.

Ci sono libri che sfiorano, magari accarezzano. Poi ci sono quelli che toccano, anche in profondità. Non da ultimo quelli che colpiscono, vanno dritti dritti in pancia. E lasciano di quei segni nei lettori che la metà basta e avanza. Per questi ultimi non è (soltanto!) una faccenda di tema affrontato, qui è proprio una questione di lingua. Perché la forma trova magica fusione con il contenuto, anzi diventa essa stessa sostanza. E allora, allora ecco le storie che vanno di corsa nel reparto delle «memorabili».

Stiamo scrivendo de «L’evento», di Annie Ernaux. Un libricino, poco più di cento pagine, scritto vent’anni fa e che la casa editrice L’Orma ha deciso di ripubblicare (grazie grazie). Affidando la traduzione a Lorenzo Flabbi, premiato un anno fa come miglior traduttore dell’anno dall’inserto culturale «La Lettura» del Corriere della Sera. Anche nel gennaio scorso per un titolo della Ernaux.

L’evento del titolo è un trauma. Un aborto che la legge dei tempi reputava illegale e dunque condannato alla clandestinità, cioè al rischio di morte per la disperata. Siamo nel 1963, non nel medioevo, siamo in Francia, non in un paese a noi lontanissimo. Raccontato in prima persona con una lingua asciutta, frasi semplici e rarissime subordinazioni (pugni dritti allo stomaco), il romanzo sembra scritto con una taglierina di precisione. Intinta sulla propria pelle, profonda nel propri corpo. Quello della scrittrice ma anche del lettore (l’abbiamo già detto, ma lo si ripete).

La storia è di clandestinità, di bugie, di tremende domande mai fatte ad alta voce. E di incomprensioni, rischi di denunce (da parte dei medici!), e incontri equivoci (tremenda e tenera la mammana che de facto «opera»). La parola aborto è addirittura bandita, impronunciabile, siamo allo scontro con un universo sanitario e sociale che…

«… impedisce alla donna di dirsi e di pensarsi»

La forza della Ernaux è quella di partire da una situazione personale ed individuale e approdare subito ad una visione sociale, generale. E’ autobiografico ma diventa naturalmente collettivo, di denuncia. Perchè allora quando si parlava di interruzione di gravidanza si era legati al concetto di punizione, di colpa reato. Nessuna attenzione alla sofferenza, emotiva e/o fisica, legata a questa scelta, fors’anche obbligata.

E la Ernaux che riporta al centro dell’attenzione tutte le contraddizioni di una situazione …

«Camminavo per la strada con il segreto della notte tra il 20 e 21 gennaio nel mio corpo, come una cosa sacra. Non sapevo se ero stata ai confini dell’orrore o della bellezza. Provavo un senso di fierezza. Forse la stessa dei navigatori solitari, dei drogati e dei ladri, quella di essersi spinti fin dove gli altri non oserebbero mai andare. Può darsi sia qualcosa di quella fierezza ad avermi fatto scrivere questo racconto.»

Come si può evincere siamo di fronte ad una scrittura magnetica, piena di dolore e voglia di resistere. Una grandissima scrittura, che sa essere anche salvifica

«e forse il vero scopo della mia vita è soltanto questo: che il mio corpo, le mie sensazioni e i miei pensieri diventino scrittura, qualcosa di intelligibile e di generale.»

Gran bel libro, non vi è altro da aggiungere.

Fabrizio Quadranti

«L’evento», 1999, di Annie Ernaux, ed. L’Orma, 2019, tr. Lorenzo Flabbi, pag. 113, Euro 15,00.

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